Antonini: “Il Milan è tutta la mia vita. Il gol di Muntari avrebbe cambiato…”

Luca Antonini
Luca Antonini - Milanpress, robe dell'altro diavolo

Luca Antonini ha parlato della sua passione rossonera nell’intervista rilasciata ai microfoni di grandhotelcalciomercato.com. Ecco le parole dell’ex terzino del Milan.

Il Milan è tutta la mia vitaSono cresciuto nel vivaio rossonero, tifando Milan: quella maglia è pesantissima. E, per chi esce dal settore giovanile, lo è tre volte di più. Poi per me, che ho fatto tanta gavetta, ha sempre avuto un valore speciale, fantastico“.

Sul suo ritorno al Milan: “Il Milan non si era qualificato in Champions, ma in Europa League, e quell’anno si erano ritirati due dei terzini più forti della storia: Serginho e Cafù. La dirigenza non aveva a disposizione un gran budget per il mercato, allora optarono per una soluzione creativa. Al tempo, c’erano quattro giocatori in comproprietà tra Milan ed Empoli: Pozzi, Marzorati, Abate ed io. Il dottor Galliani si accordò con il ds dei toscani Pino Vitale e scelse di portare a Milano me e Ignazio, cedendo alla controparte Pozzi e Marzorati“.

Sui suoi ricordi: “Degli anni del Milan ho ricordi emozionanti. Giocare accanto a Calciatori veri, con la C maiuscola, sia in campo che fuori, è stato qualcosa di incredibile. Il momento della mia investitura? Probabilmente è stato il mio giorno più bello in rossonero. Ricordo che Galliani, il sabato prima di un Sampdoria-Milan, mi prese sotto braccio e mi disse: ‘Da domani tocca a te’. Fu qualcosa di magico“.

Sullo spogliatoio di quegli anni: “In spogliatoio c’era un clima bellissimo. Robinho era l’animatore delle feste e io lo aiutavo in questo importante compito. Ibra scherzava sempre, fuori dal campo, mentre appena toccava palla diventava una iena: voleva vincere sempre, e spesso ce la faceva. Ancelotti, persona splendida, non ha mai alzato la voce. Bastava lo sguardo. E Maldini… che etica del lavoro: Paolo era un modello, anzi il modello. Per me e tutti gli altri. L’atmosfera fantastica del gruppo mi ha sempre spinto ad andare al campo felice e motivatissimo“.

Sullo scudetto: “La stagione iniziò con un discorso di Berlusconi davanti a tutti i giocatori: ‘Arriva Ibra. Stiamo costruendo una squadra fortissima per tornare a vincere il campionato’. Eravamo troppo più forti degli altri: sapevamo di avere la vittoria in pugno e siamo stati bravi a prenderci ciò che ci meritavamo“.

Sull’anno successivo: “Avremmo vinto anche l’anno successivo, ne sono convinto. In molti pensano che il gol di Muntari, se assegnato, non avrebbe cambiato le sorti. Io ho l’idea opposta: quella rete avrebbe dato più coraggio a noi, ma soprattutto avrebbe influito sulla mentalità della Juventus. Nel primo tempo li abbiamo uccisi, meritavano la sconfitta: se fosse andata così, avrebbero capito di essere inferiori al Milan“.

Su Shevchenko al Genoa: “Ci siamo sentiti qualche giorno fa, mi ha chiesto consigli sulla città. Non abbiamo parlato di calcio. Sono convinto che sia un allenatore preparato: tifosi rossoblù, garantisco io, porterà grandi risultati, ma solo se gli sarà dato tempo. Ad maiora, Sheva! Ma… non fare scherzi al nostro Milan“.

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