L’ufficializzazione di Rúben Amorim sulla panchina del Milan ha dato una scossa all’ambiente rossonero, portando con sé una ventata di modernità e una certezza tattica incrollabile: il passaggio alla difesa a tre. Il tecnico portoghese, reduce dalle esperienze con Sporting CP e Manchester United, è un integralista del 3-4-2-1 (o 3-4-3), un sistema di gioco in cui gli esterni di centrocampo non sono semplici terzini prestati alla fase offensiva, ma i veri motori della squadra. Devono garantire ampiezza, saper saltare l’uomo, coprire tutta la fascia e possedere una resistenza fuori dal comune.
Se si guarda l’attuale rosa del Milan, sorge spontanea una domanda: i giocatori attualmente a disposizione sono adatti a sostenere questa rivoluzione? La risposta, analizzando i profili in organico, è un netto no. Il Milan ha assoluto e urgente bisogno di investire pesantemente sulle corsie esterne.
A destra con Saelemaekers ed Athekame, tutto sommato, la dirigenza si sente coperta, ma Amorim no. La prima metà di stagione per il belga, dopo il suo rientro a Milano, è stata ottima. Poi, anche per via del troppo minutaggio, è leggermente calato. Ma proprio in quel momento, Athekame è uscito fuori con buone prestazioni. Ma Amorim potrebbe avvicinare Saelemaekers sulla trequarti e allora servirebbe un innesto importante per fare l’esterno alto di centrocampo. Inoltre, il rientro del prestito di Musah non sembra essere una opzione valida per i rossoneri.
Amorim a destra ha sempre preteso giocatori capaci di produrre gol e assist (basti pensare a ciò che faceva Pedro Porro a Lisbona).
A sinistra la situazione è abbastanza simile ma, la qualità è addirittura minore rispetto a destra. Bartesaghi ha dimostrato di meritare la titolarità nel Milan. Un calciatore che ha sorpreso in positivo quest’anno e che incarna al meglio il Milanismo. Alla prima occasione, è riuscito ad entrare nell’anima dei tifosi, che difficilmente vorrebbero rinunciare al classe 2005. Ma, per Amorim, Bartesaghi viene visto come un terzo di difesa, e non come un esterno di centrocampo. Caratteristiche che invece il nuovo tecnico apprezza, sono quelle di Estupinan: l’ex Tottenham è il prototipo di calciatore che l’allenatore vorrebbe ma, dopo la pessima stagione vissuta con la maglia del Diavolo, difficilmente Amorim punterebbe su di lui. Ma attenzione: il prototipo richiesto è quello.
SERVE UN INVESTIMENTO IMPORTANTE
Il Milan non può permettersi di iniziare l’era Amorim con un bizzarro ibrido tattico. Per far funzionare le idee del portoghese servono specialisti. La dirigenza rossonera dovrà necessariamente intervenire sul mercato: serve almeno un esterno destro di spessore assoluto in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica, e un alter ego (o un titolare, in caso di addio di Estupiñán) a sinistra che conosca i meccanismi della difesa a tre. La novità di quest’anno, sarà che il tecnico portoghese si metterà in poprio e sceglierà personalmente i calciatori. Sarà un manager a tutti gli effetti, come si vede nel calcio inglese. Quest’anno, più delle altre volte, servirà fare di più nella preparazione estiva per convincere l’allenatore. Comprare gli esterni di centrocampo non è un lusso, è la tassa d’ingresso per il calcio di Rúben Amorim.


