Dopo quasi tre settimane di riflessioni, incontri e valutazioni, il Milan sembra aver individuato in Ruben Amorim il profilo destinato a guidare la ripartenza rossonera. Un casting durato circa venti giorni che avrebbe portato la dirigenza a puntare sull’ex tecnico dello Sporting, reduce da una parentesi tutt’altro che esaltante al Manchester United ma ancora considerato uno degli allenatori più interessanti del panorama europeo.
Amorim: il terzo portoghese
La possibile scelta di Amorim, però, apre inevitabilmente una riflessione che va oltre il semplice nome. Se l’accordo dovesse concretizzarsi, il portoghese diventerebbe infatti il terzo allenatore lusitano a sedersi sulla panchina del Milan nell’arco di appena due anni. Un dato che racconta una precisa linea di pensiero della proprietà e della dirigenza, ma che allo stesso tempo richiama alla memoria esperienze recenti non particolarmente fortunate.
La prima scommessa fu Paulo Fonseca. Arrivato con l’obiettivo di dare una chiara identità di gioco alla squadra, l’ex tecnico della Roma non riuscì mai a trovare continuità di risultati e prestazioni. Un progetto che si interruppe prima del previsto, lasciando la sensazione di un percorso incompiuto e di una squadra incapace di compiere il definitivo salto di qualità.
Al suo posto arrivò Sergio Conceicao, altro tecnico portoghese dal carattere forte e dalla mentalità vincente. Il suo impatto iniziale fu significativo, tanto da portare il Milan alla conquista della Supercoppa Italiana nel gennaio 2025. Quel successo, però, non bastò a consolidare il progetto. Le difficoltà emerse nel corso della stagione e i risultati altalenanti impedirono la costruzione di un ciclo duraturo, trasformando anche quella esperienza in una parentesi breve.
Errori… compresi?
Ecco perché la candidatura di Amorim rappresenta molto più di un semplice cambio in panchina. La questione non riguarda tanto la nazionalità del tecnico, quanto la capacità del club di aver compreso gli errori commessi nelle precedenti gestioni. Fonseca e Conceicao sono stati scelti per ragioni diverse, ma entrambi hanno pagato una mancanza di continuità progettuale e un contesto spesso instabile.
Se davvero sarà Amorim il prescelto, la sfida più importante non sarà convincere i tifosi della bontà della scelta. Sarà dimostrare che il Milan ha finalmente imparato che un allenatore, per quanto bravo, può fare la differenza solo all’interno di una strategia chiara, condivisa e sostenuta nel tempo. Solo così il terzo tentativo portoghese potrà avere un finale diverso dai precedenti.


