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Il 2023 del Milan tra alti e bassi: Pioli e la squadra sotto esame, ma i numeri non sono molto differenti dagli anni passati

Termina con il sofferto successo per 1-0 sulla bestia nera Sassuolo il 2023 del Milan di Pioli. Come ha ammesso lo stesso tecnico rossonero nel corso della sua brevissima conferenza stampa, è stato un anno in cui non tutto è andato come desiderato ma che comunque nel complesso giudica sufficiente.

Milan una stagione da 6

Sufficiente perché se è vero che la sua squadra non ha arricchito la bacheca dei trofei, d’altro canto non si può trascurare il fatto che è stata disputata una semifinale di Champions League, che il campionato 2022/23 si sia chiuso al quarto posto quindi con la qualificazione alla successiva edizione di UCL, e che nel campionato in corso è in terza posizione, staccato di 9 e 7 punti da Inter e Juventus.

Tanti, ma pur sempre presto per essere definiti troppi. Considerando la storia recente del Milan, il saldo di Pioli continua ad essere positivo, eppure le cose che non hanno funzionato negli ultimi 12 mesi sono apparse diverse, sia sul campo e forse anche all’interno del gruppo che pur mostrandosi coeso davanti a telecamere e microfoni, potrebbe non esserlo stato fino in fondo.

Della partita col Sassuolo cosa si può dire? È stato il quarto successo consecutivo tra le mura amiche. La prestazione è stata ordinata, i rossoneri attualmente non sembrano poter dare più di quello che hanno mostrato ieri sul campo. Non una partita così brutta in realtà, anzi migliore rispetto a quelle contro Fiorentina e Frosinone, ma allo stesso tempo niente effetti speciali. Non si può certo dire che Consigli sia stato super impegnato, ma la sensazione che il gol potesse arrivare da un momento all’altro è stata una costante. Una volta raggiunto il vantaggio, il Milan ha avuto la sola priorità di conservarlo, riuscendovi senza particolari affanni.

Un 2023 con troppi infortuni

Tutto questo anche a causa, non dimentichiamolo mai, di una formazione estremamente rimaneggiata e in emergenza, che non permette di effettuare rotazioni mirate ma soltanto cambi forzati. Non ci si può quindi inventare nulla, né per permettere ad alcuni giocatori come ad esempio Calabria, Giroud o Pulisic, tra i più presenti, di riposare né di operare sostituzioni che possano modificare l’assetto tattico. Lo testimoniano anche i cinque giovani della primavera, Bartesaghi, Camarda, Traore, Simic e Zeroli che in questa prima metà di stagione hanno fatto il loro debutto in Serie A. Se non è un record, poco ci manca.

Qui si apre il capitolo infortuni, che per frequenza e gravità dei casi che si manifestano, non può essere rubricato alla voce sfortuna. Ci sono sicuramente responsabilità e problematiche tecniche che vanno individuate e corrette immediatamente. Gli allenatori considerano una ingerenza intollerabile che la società metta mano al proprio staff, ma il Milan non può più aspettare (e sperare) che il vento cambi. La vera campagna acquisti sarà rappresentata dal recupero degli indisponibili che sono troppi e troppo importanti.

Le responsabilità di Pioli

Non si può però, giudicare il 2023 del Milan soltanto rimpiangendo gli assenti. Qualcosa nell’assetto interno è cambiato fin dalla prima partita dell’anno quel Milan-Roma terminato 2-2 che ha rappresentato uno spartiacque nel rendimento dei rossoneri, che da implacabile macchina da gol e bel gioco è diventato un meccanismo ondivago e incerto. Ci sono indubbiamente responsabilità del tecnico che nell’assetto tattico ha saputo portare poche variazioni e poco convinte. Come quando a febbraio tento per qualche settimana il passaggio alla difesa a tre e l’accentramento di Leao. O nell’errata lettura tattica di tutti i derby disputati nel corso dell’anno, che hanno visto la sua squadra sempre soccombere.

La squadra non è esente da critiche

Ma non può essere solo l’allenatore sul banco degli imputati. Perché in campo, non dimentichiamolo mai, ci vanno i giocatori e sono loro stessi i fautori del destino proprio e della squadra. Così non si può trascurare che pedine fondamentali come Theo Hernandez e Leao siano stati enormemente discontinui. Che Calabria, Tomori, Kalulu hanno avuto un anno di assestamento dopo la straordinaria stagione precedente.

Che Kjaer dopo l’infortunio che l’ha tenuto lontano dal campo sei mesi non è più tornato lo stesso. Oppure, che da 18 mesi l’attacco è tutto sulle spalle di Olivier Giroud che ha 37 anni non può più giocare tutte le partite. Anche se quest’ultima è una responsabilità da addossare alla società, che nelle ultime due sessioni di mercato estive non è stata in grado di portare al Milan un attaccante degno di questo nome.

Fiducia reciproca, ma a tempo?

Quello che però appare chiara più di ogni cosa, è che qualcosa tra allenatore e giocatori si sia rotto. Ha fatto tanto scalpore il fatto che allo stadio i tifosi non cantassero più “Pioli is on fire”. Ma pochi ricordano che il tutto si originò da un video girato sul bus del Milan in cui la squadra, di ritorno da una vittoriosa trasferta, intonava il coro per il proprio allenatore. Ecco: è nello spogliatoio che Pioli non è più on fire.

L’unione di intenti a favore di telecamera non crediamo sia di facciata, tutt’altro, ma sembra più un patto per un obbiettivo comune con data di scadenza: arriviamo insieme a giugno, diamo il massimo e vediamo ciò che succede. Anche la frase che l’allenatore rossonero ha ripetuto sia alle tv che in conferenza stampa dopo la sfida col Sassuolo, si presta ad alcuni interpretazioni: ha riferito che oggi lascia i giocatori più liberi, perché sono maturi e sanno quello che devono fare. Sembra un’ammissione di minore influenza nei confronti della squadra, mascherata da lodi verso i suoi uomini.

I numeri dicono che nulla è perduto

I numeri, lo ripetiamo sempre, non spiegano tutto ma in ogni caso non si può ignorarli, perché sono degli indicatori. E indicano che il rendimento all’interno dell’anno solare e del girone di andata, non è stato molto differente dai precedenti. Nell’anno 2023 il Milan ha totalizzato 73 punti, un punto in meno della Juventus (se si tiene conto della penalizzazione di 10 punti, sul campo sono 84) e a soli quattro punti dal Napoli. Solo l’Inter è lontana, a quota 87. Nel 2022 i rossoneri totalizzarono 77 punti, secondi solo al Napoli con 81. E la stessa considerazione di può fare se si guarda ai punti conquistati nel solo girone di andata: nel 2023 furono 38, nel 2022 erano 42, mentre nel 2021 addirittura 43.

Manca ancora una partita al termine del girone di andata di questo campionato, attualmente il Milan conta 36 punti e con un successo a Empoli diverrebbero 39. In sostanza, punto più punto meno, in termini numerici si rivelerebbe un cammino pressoché lineare. È questo dato, che alla fine di tutte le considerazioni che si possono fare sullo stato di salute della squadra, tiene accesa una luce di speranza per il prosieguo di questa stagione.

Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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