Luca Marchegiani, ex portiere, adesso opinionista, ha concesso un’intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport in cui ha parlato del preparatore dei portieri del Milan Claudio Filippi – che ha avuto al Chievo – e di Mike Maignan, protagonista della partita contro la Roma dove ha parato un calcio di rigore a Paulo Dybala. Ecco le sue parole:
“Filippi – ha detto Marchegiani – sa entrare nella testa dei giocatori. Nel calcio moderno un rigore sbagliato non è per forza un errore di chi tira. È estremamente preparato, è capace di conquistare la fiducia del portiere. La sua capacità migliore è mettere in condizione i portieri di credere nel suo lavoro e nella possibilità di migliorare. È questa la sua qualità, qualcosa che va oltre la bontà della metodologia, perché la metodologia ormai ce l’hanno tutti. È un preparatore completo che non ha bisogno di fare il sergente di ferro.
In un rigore parato la fortuna è l’aspetto che incide di meno. Conta la conoscenza, la capacità dei portieri di andare in campo avendo tante informazioni su un potenziale rigore a sfavore. Le abitudini di chi tira, la previsione di quanto può fare l’avversario. Ma non solo: lo studio dell’avversario e delle sue scelte anche in base a quel dato momento che sta attraversando. Quindi direi che conta per il 45% la bravura del portiere, un altro 45% lo studio dell’avversario e il 10% c’entra la fortuna. Non è sempre colpa di chi tira, con il fisico dei portieri moderni, se indovinano l’angolo ci sono buone probabilità che parino il tiro.
L’evoluzione del ruolo del portiere mi piace perché ho sempre ho sempre ambito a un portiere coinvolto nel gioco della squadra. Certo, non bisogna esagerare: non vorrei che alla lunga si trasformi il portiere in un giocatore bravissimo a impostare e a giocare con i piedi, e approssimativo nella tecnica della parata.
Rinnovo Maignan? Bisognerebbe provarci, al di là della bravura sul campo è un uomo di grande personalità. Questo tipo di giocatori in un gruppo pesano. Detto questo, non bisogna far pazzie economiche e i club non devono rimanere eccessivamente vincolati a determinate situazioni. Dal Milan era andato via Donnarumma, e poi è arrivato uno come Mike”.


