Ci sono ricorrenze che inevitabilmente riportano alla mente ciò che è stato e, soprattutto, ciò che è accaduto dopo. Nel giorno del compleanno di Paolo Maldini, il pensiero torna a quella decisione dell’estate 2023 che ha cambiato il volto del Milan. Non tanto per il valore dell’ex capitano sul campo, ormai storia, ma per il vuoto dirigenziale che il suo addio ha lasciato e che, a distanza di quattro anni, non è mai stato realmente colmato.
Da allora il club ha cambiato strategie, uomini e idee. Quattro stagioni, quattro percorsi differenti, ma un filo conduttore che continua a ripresentarsi: l’assenza di una linea tecnica stabile e riconoscibile. Il problema non è stato soltanto l’addio di Maldini e Massara, ma tutto ciò che è stato costruito – o, meglio, non costruito – dopo quella scelta.
Quattro strategie diverse, quattro errori di programmazione
Il primo errore arrivò proprio nell’estate del 2023. La separazione da Maldini e Massara rappresentò una svolta radicale, ma non venne accompagnata da un cambiamento altrettanto deciso sul piano tecnico. Stefano Pioli rimase in panchina nonostante un ciclo ormai arrivato alla conclusione, finendo per vivere una stagione senza più quella sintonia con la dirigenza che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Una scelta che diede l’impressione di essere a metà strada tra continuità e rivoluzione.

Dodici mesi dopo cambiò ancora tutto. Il Milan affidò la squadra a Paulo Fonseca, tecnico scelto per aprire un nuovo corso. Anche in quel caso, però, il progetto non fu sostenuto fino in fondo. Le difficoltà emerse nei momenti complicati non trovarono una società pronta a fare da scudo all’allenatore, che finì per pagare quasi esclusivamente responsabilità che andavano ben oltre il campo.
Il terzo errore arrivò nella stessa stagione. L’esonero di Fonseca, maturato in modo brusco a campionato in corso, portò all’arrivo di Sergio Conceicao. Ancora una volta, però, il cambio in panchina non fu accompagnato da una vera protezione societaria. Il nuovo allenatore si ritrovò a gestire un ambiente già compromesso e senza una struttura forte alle spalle, rendendo impossibile dare continuità al progetto.
L’ultima rivoluzione e un organigramma ancora da ricostruire
La quarta strategia è quella che ha accompagnato l’ultima stagione. Il Milan aveva deciso di ripartire affidandosi a Igli Tare e Massimiliano Allegri, con l’obiettivo di restituire competenze ed esperienza all’area sportiva e tecnica. Una scelta che sembrava riportare il club verso una struttura più tradizionale.
Anche questa volta, però, i fatti hanno raccontato altro. Le richieste del nuovo corso non sono state realmente assecondate, il progetto ha perso progressivamente forza e la stagione si è trasformata nell’ennesimo anno di confusione, fino alla decisione finale di fare piazza pulita dell’intero organigramma.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in quattro anni il Milan ha cambiato approccio ogni estate, passando da una rivoluzione all’altra senza mai trovare una direzione stabile. Le persone sono cambiate, così come le strategie, ma il vuoto lasciato nell’area sportiva nel giugno 2023 non è mai stato realmente riempito.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più significativo nel giorno del compleanno di Paolo Maldini. La questione non riguarda la nostalgia o il desiderio di tornare indietro. Riguarda la continuità, la programmazione e la capacità di costruire un’identità dirigenziale. Quella che il Milan aveva e che, quattro anni dopo, è ancora alla ricerca di un nuovo punto di riferimento.
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