Maldini: “Anche da dirigente, faccio sempre le cose con la mentalità milanista: dare spettacolo e gioia ai tifosi”

Il direttore dell’area tecnica del Milan, Paolo Maldini, è stato intervistato da Max Brigante su Radio 105, parlando del momento attuale dei rossoneri: “Abbiamo la squadra ridotta a quattro-cinque giocatori disponibili, ma non dirò mai ad un giocatore di non pensare alla Nazionale. È un obiettivo per un giovane che gioca a calcio. L’exploit del Milan? Come in tutte le magie, c’è un segreto che non scopriremo mai. C’è tanto lavoro dietro e c’è un’idea di gioco e della proprietà, con una squadra economicamente sostenibile e se possibile auto-finanziabile. Al di là di questo, faccio sempre le cose con la mentalità milanista: dare spettacolo e gioia ai tifosi“.

Sulla sua “nuova vita” da dirigente: “Mi porto dietro un sacco di storia e di rispetto. Ora mi devo guadagnare un altro tipo di rispetto, ma sempre attinente allo sport e al Milan. Essere dirigente mi appassiona, anche così sei partecipe alle gioie e alle sofferenze della squadra. L’inserimento non è facile, ci vuole tempo e purtroppo viviamo in una società frenetica. Non ho mai avuto paura però di provarci. Qualcuno mi chiama ‘Capitano’, qualcuno mi chiama ancora ‘Paolino’, e altri ‘Direttore’, anche se non mi ci sono ancora abituato. Milanello è un posto speciale, e resta speciale. Ho la fortuna di poter andare nei luoghi di lavoro, e uno di questi è all’aria aperta. Ci sono stato da piccolino con mio papà ed è stato il teatro di piccole cose che hanno reso grande questo club. Non è cambiato molto, lo stiamo ammodernando ora, ma sinceramente quella sensazione di calma e di pace c’è ancora“.

Maldini conclude: “I risultati di questo campionato sono più aperti, anche con numeri completamente diversi. L’assenza del pubblico determina sicuramente qualcosa. Alcuni dicono che siamo lì grazie all’assenza, ma sono sicuro che in questo momento ci avrebbero dato più forza. Non avere il pubblico resta comunque una cosa tremenda. Le emozioni sono collegate ai tifosi. Come, per esempio, con i novantamila di Barcellona o gli ottantamila di San Siro. A me manca la tensione, che te la dà soprattutto il pubblico. Ibrahimovic? Da giocatore l’ho incontrato con diverse squadre e lo marcavo da centrale. Ora, per me, è diventato più grosso, anche perché non facevo così fatica come con Adriano per spostarlo“.

Milan: Paolo Maldini - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Paolo Maldini – Milanpress, robe dell’altro diavolo
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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