Malagò: «Tredici presidenti di Serie A hanno fiducia in me per le elezioni. Non ho più parlato con Maldini dopo la rottura»

Giovanni Malagò, in attesa delle elezioni federali del 14 dicembre, ha parlato del suo programma ai microfoni de la Repubblica. Tra i temi trattati, attenzione alla situazione vissuta con Paolo Maldini e Leonardo in estate.

IL RINNOVAMENTO ITALIANO

«Ho già avuto modo di confrontarmi con tredici presidenti di Serie A e ho ricevuto conferme sulla fiducia nei miei confronti. Per me è un segnale importante, perché credo che il calcio italiano abbia bisogno di ritrovare unità e di superare le divisioni che lo hanno accompagnato negli ultimi tempi. Non penso che si possa risolvere tutto da un giorno all’altro, ma vorrei che il voto del 14 dicembre diventasse un’occasione per ripartire con uno spirito diverso. Il mio obiettivo non è alimentare contrapposizioni, ma trovare una sintesi tra le diverse posizioni e costruire un percorso condiviso».

«Commissariamento? Per qualcuno è stata la soluzione ideale, per altri soltanto il male minore, mentre c’è chi l’ha vista come un classico compromesso italiano. Io l’ho considerata una via d’uscita da una situazione complicata. Ho accettato soprattutto per evitare che al Coni si arrivasse a una divisione insanabile: se fossimo andati al voto in Giunta, anche pensando di poter contare su un vantaggio, non ci sarebbero stati né vincitori né vinti».

«La Federazione deve continuare a lavorare su più fronti. Abbiamo bisogno di nuove risorse, di partner che credano nei nostri progetti e di strutture all’altezza delle ambizioni del calcio italiano. Anche Coverciano deve essere al centro di un percorso di rinnovamento, perché rappresenta un patrimonio da valorizzare. Un altro tema fondamentale è quello dei giovani italiani. Dobbiamo trovare strumenti che aiutino le società a investire sui nostri calciatori e rendere più efficace il collegamento tra il lavoro dei settori giovanili e quello delle Nazionali. Serve una strategia che coinvolga tutto il sistema, senza pensare che basti un singolo intervento per risolvere il problema».

«Gli Europei del 2032 rappresentano una grande opportunità per il nostro Paese. Per arrivare preparati dobbiamo lavorare insieme alle istituzioni, al Governo e alle amministrazioni locali, perché la questione degli impianti richiede uno sforzo importante e una programmazione seria. Non possiamo limitarci a considerare il torneo come un appuntamento sportivo: deve essere anche l’occasione per migliorare le infrastrutture e lasciare qualcosa di concreto al calcio italiano. Lo stesso vale per la crescita del movimento femminile, che merita attenzione, investimenti e progetti capaci di garantirgli prospettive sempre più solide».

«La mia prima scelta per la panchina era Mancini e non ho mai avuto dubbi su questo. Volevo però concentrarmi sull’organizzazione della Federazione, sulla gestione delle risorse, sugli sponsor e sui rapporti istituzionali. Per questo avevo pensato a Maldini, una persona che mi desse garanzie e con cui speravo di arrivare alla stessa decisione sul commissario tecnico. Ci siamo sentiti soltanto qualche giorno dopo la rottura, poi non abbiamo più avuto occasione di parlare. Mi piacerebbe incontrarlo a Milano dopo il voto, se anche lui sarà disponibile. Pirlo? Non eravamo a conoscenza di quella collaborazione. Quando è emersa la questione, ho preferito interrompere il percorso: a quel punto non c’erano più le condizioni per andare avanti».

«Il confronto con la politica fa parte del lavoro che stiamo portando avanti. È normale che ci siano sensibilità diverse e che non tutti la pensino allo stesso modo, ma credo sia importante mantenere aperto il dialogo e cercare punti di incontro sulle questioni che riguardano il futuro del calcio. Ci sono ancora passaggi da definire sul piano organizzativo e della governance, compreso il tema della segreteria generale. In questa fase è importante procedere con attenzione, rispettando i tempi e le responsabilità di ciascuno. La priorità resta quella di dare al calcio italiano una prospettiva chiara, affrontando i problemi strutturali e creando le condizioni per lavorare con maggiore coesione. Le elezioni saranno un passaggio decisivo per capire quale direzione prenderà la Federazione nei prossimi anni».

Leonardo e Giovanni Malagò - MilanPress, robe dell'altro Diavolo
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