Leao, perché sempre lui? Alibi e bersaglio facile per tutti, ma ora giù le mani!

E, alla fine, si finisce sempre a parlare di Rafael Leao. Che il Milan vinca o il Milan perda, che giochi bene o giochi male, poco importa. La cosa più importante, quasi fondamentale, è quella: parlare di Rafa Leao, sottolineare sempre e comunque i suoi atteggiamenti, quanto sia poco professionale e che nella sua vita sono più importanti altre cose (Rap, divertimento, musica) rispetto al calcio. Ad ogni partita del Milan, sia nel pre che nel post, la domanda all’opinionista di turno, su ogni media, tv generalista e giornale online, è su Rafa Leao e questo, spesso, ancor prima di analizzare la prestazione della squadra. Un giochetto ed un tranello dentro il quale sono caduti, purtroppo, anche tanti tifosi del Milan che, spinti dalla narrazione costante e a senso unico, individuano sempre il portoghese come capro espiatorio di tutte le colpe di questa squadra, indirizzano i fischi allo stadio soprattutto contro e su di lui e sottolineano ogni suo errore in maniera sempre più pungente e pignola rispetto a quelli degli altri. Un focus quasi morboso che ormai si ripete ogni tre giorni, partita dopo partita, caso dopo caso. E, poco importa se a giocare male sia tutta la squadra, così come a perdere o fare brutte figure, ma allo stesso tempo, al contrario, quando si vince e si fa bene. Due secondi per ricordare il risultato, cinque o sei per commentare la prestazione, e poi via, subito a parlare di Rafa Leao.

“Why always me?” Da Balotelli a Leao, con tante differenze

Milan: Rafael Leao, Ruben Loftus-Cheek (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Rafael Leao, Ruben Loftus-Cheek (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Più di un decennio fa, un altro calciatore del Milan spesso criticato per atteggiamenti dentro e fuori dal campo, quando militava nel Manchester City, quindi prima della sua esperienza in rossonero, dopo una rete, si alzò la maglietta della squadra e sotto ne aveva un’altra che recitava: “Why always me”, perché sempre io. Insomma, un modo per cercare di togliere le luci dei riflettori sulla propria persona, nonostante il comportamento del calciatore in questione, Mario Balotelli, all’epoca dei fatti, fosse sicuramente meno professionale rispetto a quello di Rafa Leao. Il portoghese ha senz’altro, a volte, degli atteggiamenti poco apprezzabili. La storia del cooling break, insieme a Theo, lontano dai compagni a Roma, gli scivoloni social per rispondere ai suoi detrattori, la non partecipazione ai festeggiamenti di gruppo sotto la curva dopo la vittoria di martedì contro il Bruges. Insomma, episodi triti e ritriti su cui, però, ogni volta che si parla di Leao, si pone maggior attenzione e vengono fatti passare come macchie indelebili. Eppure, seppur con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, parliamo sempre di un ragazzo di 25 anni che vive il calcio con leggerezza ed il sorriso e che ha più volte sottolineato di voler continuare a farlo, divertendosi giocando e che è questa la cosa che per lui conta di più. E, chi si può arrogare il diritto di contraddirlo? Ma, soprattutto, perché? Certo, va bene la critica tecnica, ma purché sia sempre costruttiva e non fine a se stessa, provocatoria o persino subdola. Da MVP della Serie A nella stagione dello Scudetto, Leao ha fatto cose eccezionali e poi ha sempre contribuito a gol e assist del Milan in maniera decisiva e spesso superiore a tutti gli altri. In questo inizio di stagione, forse è un po’ al di sotto con le aspettative in termini realizzativi, ma ci sono alcuni dati che smentiscono tutti quelli che parlano di un Leao assente, svogliato e non decisivo per la manovra rossonera.

Non più imprescindibile e sempre meno aiutato, ma Leao va protetto

Milan: Rafael Leao, Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Rafael Leao, Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Chiariamoci, come qualcuno insegna, bisogna aiutarsi da sé affinché gli altri, dall’esterno, possano porre la propria mano benevola sulla tua testa, e indubbiamente Rafael Leao non si sta aiutando, soprattutto se non impara a capire che non può e non deve sentirsi indispensabile e che proprio scevro da tale fardello può essere molto più utile di quanto non sia stato fin qua. E, in realtà, lo è stato tanto, sia in questo inizio di stagione che negli anni precedenti. Dalle giuste analisi e critiche a farne l’emblema del male assoluto del Milan, però, ce ne passa, a maggior ragione ora che, dopo anni di titolarità consolidata a prescindere, Fonseca lo sta mettendo in discussione. Nessuno è indispensabile o insostituibile, insomma, e le alternative (Noah Okafor su tutti) ci sono e sono in palla. Leao, quindi, può e deve sentirsi tranquillo, ma soprattutto deve essere lasciato tranquillo e libero di sbagliare, di provare a fare le cose difficili, come tanto piace a lui, e di azzeccarne la metà, o anche meno. Leao non deve continuare ad essere il bersaglio facile di tutti e, in questo, una società più presente e protettiva lo aiuterebbe di certo di più e meglio, così come faceva Paolo Maldini che lo proteggeva, lo sapeva far sentire importante, ma allo stesso tempo riusciva a responsabilizzarlo (è un caso che le due migliori stagioni di Leao siano arrivate con Maldini sempre fisso a Milanello?). Continuare a far intristire Rafa – perché continuando così si rischia di fargli perdere il sorriso e di intristirlo irrimediabilmente – non conviene a nessuno, così come deprezzarlo ulteriormente. Leao ha un contratto importante, un valore ancora alto, anche se sempre più in picchiata e resta una risorsa del club. L’obbligo è quello di fargli ritrovare brillantezza, ma soprattutto gioia e leggerezza, poi, al massimo, a tempo debito, verranno fatte le giuste valutazione, che di certo non possono essere fatte ad ottobre. Continuare a scatenare assalti mediatici contro uno dei giocatori migliori – se non il migliore – della rosa, non serve e non giova a nessuno, così come non serve che sia il bersaglio facile sempre e comunque, soprattutto dei milanisti, mai così autolesionisti come in questi anni. E, allora, e vale per tutti, giù le mani da Leao!

Lino Dimitri
Lino Dimitri
Giornalista 35enne, Carmelo Dimitri è iscritto all'ordine dei Pubblicisti dal 2012. Dal 2010 collabora, a vario titolo, e scrive per diverse testate online, nazionali e non. Si occupa di Milan dal Settembre del 2011 e segue il calcio da quando era piccolissimo. Le sue più grandi passioni sono il calcio, il Milan e la scrittura. Attualmente è editorialista di punta nella redazione di MilanPress.it.

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