Parliamo spesso delle responsabilità che ogni giocatore ha e quando facciamo questo discorso, che siamo noi o altri colleghi, opinionisti, tifosi, appassionati di calcio o addetti ai lavori, emerge sempre e solo un unico nome: Rafael Leao.
È sempre lui che deve prendere in mano la squadra, è sempre lui che quando non gira bene deve metterci la faccia, è sempre colpa sua quando si perde ed è sempre poco il suo merito quando si vince. Sin dai tempi del rinnovo ogni mattina su ogni giornale sportivo uscivano notizie riguardanti il suo futuro, un futuro sempre e comunque lontano dal Milan. La risposta però è arrivata il 2 giugno 2023 data in cui è stato annunciato il prolungamento del contratto ed il conseguente cambio di numero – e non di maglia come dicevano alcuni – dal 17 al 10.
Nuovo capitolo, nuova storia, nuove responsabilità. Un giocatore importante che diventa il più pagato, la stella della squadra che però per molti ha troppi alti e bassi che da lì a breve confermerà. Sia la scorsa che questa stagione sono state infatti per Leao tutt’altro che consacranti. Non tanto dal punto di vista dei numeri (14 gol e 13 assist l’anno scorso, 9 e 8 quest’anno) ma quanto dal punto di vista della leadership. Anche la fascia di capitano indossata in qualche occasione non gli ha fatto fare quello scatto in più che poteva e doveva fare. Ma la domanda che è lecito farsi è: cosa ci aspettiamo da Rafa Leao?
Eppure è sempre e comunque lui quello che compare in tutte o quasi le azioni offensive del Milan. È sempre e comunque lui che toglie le castagne dal fuoco quando serve. È sempre e comunque lui il più chiacchierato. Dentro e fuori dal campo. Adesso la nuova indiscrezione riguarda il possibile sacrificio – non dal punto di vista del mercato, bensì di formazione – che Conceicao sarebbe disposto a fare pur di trovare quell’equilibrio mancante in squadra.
Mettere tutti e quattro gli attaccanti insieme non sembra un’idea percorribile (qui il nostro approfondimento) ma quella che è ancora meno percorribile è l’idea di lasciare, almeno all’inizio, in panchina Leao. Perché proprio lui? Il portoghese sì, come tutti i giocatori forti, può essere un’arma in più a gara in corso quando le cose si complicano ma privarsi del giocatore migliore nella formazione iniziale non giova a nessuna squadra. Nessuna. Perché deve incidere dalla panchina e non dall’inizio? Perché deve essere più prezioso nel secondo tempo invece che nel primo? Ma soprattutto, perché in mezzo a quattro giocatori, deve star fuori proprio lui?


