È difficile capire da dove ripartire, è più facile capire da chi non farlo

Il Milan ha raccolto ciò che ha seminato. Basterebbe questo per racchiudere il finale di una stagione incredibile, in senso negativo. Il club rossonero ha chiuso, o quasi, la sua stagione con un trofeo in bacheca, quella Supercoppa arrivata un po’ per caso in uno dei momenti più caotici in assoluto, e nient’altro da raccontare.

Tutto nasce dalla programmazione stagionale, un po’ in ritardo e attraverso scelte tutt’altro che rincuoranti, come l’annuncio di Paulo Fonseca come allenatore preferito rispetto alla lunga lista di quelli disponibili e pronto a sposare la causa. O il lungo saliscendi nei risultati e nell’atteggiamento. Fino a novembre ancora si parlava di scudetto, poi – a cavallo tra il 2024 e il 2025 e con una Supercoppa alle porte – l’arrivo di Conceiçao che ha portato a uno dei pochi, pochissimi, sussulti stagionali.

Il ritorno dall’Arabia con la Coppa in mano non ha restituito nulla a questa squadra, che si è smarrita passo dopo passo, facendo precipitare ogni obiettivo prefissato. Il mancato accesso agli ottavi di Champions, l’eliminazione contro il Feyenoord, l’attuale ottavo posto in campionato e la sconfitta in finale di Coppa Italia. Piaccia o meno, la finale di ieri ha restituito a questo Milan, non ai suoi tifosi, esattamente ciò che doveva restituire.

Milan: Joao Felix, Davide Bartesaghi, Samuel Chukwueze, Luka Jovic, Francesco Camarda, Matteo Gabbia, Marco Sportiello, Santiago Gimenez, Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)
Milan: Joao Felix, Davide Bartesaghi, Samuel Chukwueze, Luka Jovic, Francesco Camarda, Matteo Gabbia, Marco Sportiello, Santiago Gimenez, Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)

Il Bologna non era favorito, ma ha sempre avuto dalla sua parte progetto, unione d’intenti, coesione, entusiasmo. Più semplicemente, il Bologna ha costruito con un senso, con cognizione di causa. Oggi il Milan rappresenta l’esatto opposto, una situazione che nasce da chi sta ai piani alti, dalla programmazione di chi “comanda”. La dimostrazione, in ultimissima fase, è dettata dalla gestione comunicativa del Presidente Scaroni, che ha risposto in maniera goffa alle domande su Boban. Oppure Giorgio Furlani, presentatosi nel post-partita con dichiarazioni come questa, parlando di futuro: “Siamo a mezzanotte e mezza dopo una sconfitta, non ti rispondo adesso”.

Il club, il Milan, è oggi rappresentato da figure non all’altezza. E allora, se il presente è lo specchio perfetto di questa stagione, di questa gestione, il futuro che resta da scrivere desta una grande preoccupazione. Perché se è difficile capire da dove ripartire, forse è più facile capire da chi non farlo.

Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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