Roberto Mancini, CT della Nazionale, ha parlato in conferenza stampa di quello che è successo contro la Macedonia ma soprattutto del suo futuro, che continuerà ad essere azzurro.
“Abbiamo parlato – ha detto – col presidente Gravina in questi giorni, credo che siamo allineati su tutto. Fa piacere tutto questo, ne parleremo nei prossimi giorni. Pensiamo a questa partita, poi ragioneremo su tutto con calma. Bisogna ripartire e pensare a situazioni diverse, anche per questo vedremo più avanti. Mi ha fatto piacere, nonostante la grande delusione dell’eliminazione, che il lavoro svolto in questi anni sia stato riconosciuto. L’Europeo è stata la cosa più importante, vinto meritatamente e giocando meravigliosamente, ma è stato un percorso di tre anni in cui non abbiamo subito sconfitte. I giocatori tornati a casa? Io li ho obbligati ad andare via perché se posso fare qualcosa per loro e per i club noi lo facciamo… Non avrebbero giocato, alcuni non erano al meglio fisicamente. Il Chelsea ci ha mandato Jorginho tre giorni prima, gli ha fatto saltare una partita importante in Fa. Cup. Insigne aveva problemi fisici già da prima. Immobile sarebbe andato in tribuna, Mancini e Verratti sì. Insigne al 50% sarebbe andato in tribuna per provare soluzioni alternative“.
“Si può parlare – continua – delle partite da settembre a oggi, ma avremmo potuto vincere il girone se non con due punti, con quattro di vantaggio sulla Svizzera. A Basilea avrei dovuto vincere 3-0, ma non possiamo dire che la squadra non abbia giocato. Può essere stata imprecisa, non aver colto le occasioni, ma non posso dire che non abbia meritato di vincere. Abbiamo sbagliato, ma abbiamo avuto le occasioni. È così, oramai è andata, è inutile stare a pensare a quello che è stato. Compete ai tecnici valutare gli errori e dove migliorare. Non servono scuse: è accaduto e purtroppo dobbiamo accettarlo. Ci sono qui calciatori speciali, è stato creato un gruppo speciale: non solo nel gruppo squadra, ma anche tutto ciò che c’è intorno, ci siamo sempre trovati bene insieme anche con la Federazione. Si era creato un gruppo perfetto per arrivare al successo. Gli attestati di stima ricevuti? Normalmente non succedono queste cose, mi possono fare grande piacere. In questi quattro anni abbiamo provato a dare il massimo cercando non solo di vincere, ma anche di giocare un calcio diverso. Non è quindi stato solo l’Europeo, è stato il percorso di tre anni in cui abbiamo quasi sempre vinto giocando anche le partite bene. Mi sembra una cosa importante. A giugno un po’ di inserimenti saranno fatti per la Nations League. Avremmo potuto farli per il Mondiale“.
“Cosa mi aspetto – conclude – che migliori? Quando ci sono certe sconfitte si analizza il perché. Nel calcio queste cose sono sempre accadute e possono sempre accadere, ci sono nazionali importanti che non vincono nulla da 60, 70 o 80 anni, noi siamo più avanti. A volte si esagera dicendo che occorre cercare le motivazioni, a volte doveva solo andare così. Le riforme strutturali spettano a Gravina. A noi tecnici spetta l’analisi di cosa è successo. Il gioco dipende dai giocatori che avremo a disposizione, valuteremo se cambiare qualcosa più avanti sulla base di chi ci sarà. Mi sento di restare perché sono ancora giovane, il mio obiettivo era vincere un Europeo e un Mondiale. Per il Mondiale dobbiamo rinviare un attimo ma posso divertirmi ancora molto e organizzare con i ragazzi qualcosa di importante“.


