Inzaghi: “Il gol con l’Ajax mi emoziona ancora dopo 17 anni. Non volevo smettere, ma poi…”

Intervenuto nella diretta Instagram del collega Carlo Pellegatti, l’ex attaccante del Milan Filippo Inzaghi ha raccontato le emozioni della semifinale Champions contro l’Ajax, di cui oggi ricorre l’anniversario: “Se pensiamo che sono passati 17 anni è incredibile, perchè sembra ieri. Oggi ho ricevuto tantissimi messaggi e questo fa capire che certe emozioni rimangono nel nostro cuore per sempre. E’ incredibile anche perchè io ho fatto 70 gol in Europa, ma se chiedi a qualsiasi tifoso del Milan quali sono i miei gol che li hanno emozionati di più, a parte i due di Atene, dicono il terzo contro l’Ajax, che è un gol che nemmeno mi è stato assegnato. Non stavamo andando bene in campionato, e quella era una partita decisiva contro una squadra difficile: dopo il 2-2 la palla non riuscivamo nemmeno a prenderla, era un momento cruciale della stagione e anche mister Ancelotti era in bilico. Chiamai Ambrosini per farlo venire avanti, perchè l’Ajax non ci faceva giocare. Fummo anche fortunati perchè Chivu scivola sul colpo di testa di Ambro, altrimenti non sarei mai stato da solo in quella posizione al novantesimo. Ci credevano in pochi, ma quella partita è l’emblema che nel calcio le partite non sono mai finite: a 17 anni di distanza mi emoziono ancora quando vedo questo gol“.

Inzaghi prosegue: “In quegli anni avevamo un gruppo straordinario, chi non giocava era il nostro primo tifoso e chi subentrava era sempre decisivo. Il mister ci faceva stare bene ed eravamo un gruppo di professionisti esemplari. Quale preferisco tra le due Champions vinte? Penso di essere stato molto più decisivo nel 2003 perchè feci 14 gol dai preliminari ai quarti. Facemmo due preliminari molto difficili perchè erano gli anni dei Mondiali e molti di noi tornammo solo una settimana prima delle partite. Sono state due Champions indimenticabili, quando ti ricapita di fare una semifinale con l’Inter e una finale con la Juventus?“.

Ancora Pippo: “Ricordo quando mio padre nell’82 mi portò per la prima volta a San Siro per il Mundialito, non vedevo l’era di essere lì per vedere i calciatori del Milan. Quando tornai a casa, era tardi ma andai a svegliare subito mia madre per raccontarle tutto. Io sono nato col pallone sotto il braccio, e ho sempre pensato che se ti impegni il Dio del calcio ti ripaga. Prima di smettere in realtà volevo continuare, stavo bene fisicamente e avrei fatto ancora gol: quella contro il Novara era la trecentesima partita nel Milan e feci gol sotto la Curva Sud a cinque minuti dalla fine. Allora capii che andare a giocare un altro anno non avrebbe cambiato quello che il calcio aveva già deciso. Il calcio è sempre stato strano: a 38 anni andai in panchina contro il Real Madrid, mi feci fare dal magazziniere due maglie, una col 69 e uno col 70. Ma non ci credevo granchè nemmeno io: chi poteva aspettarsi di fare due gol da subentrato al Real a 38 anni? Eppure successe, fu una delle serate più belle della mia carriera, ed una settimana dopo mi sono rotto il crociato. Adesso ringrazio la scelta che ho fatto, perchè ho iniziato un’altra carriera che mi piace tantissimo“.

Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress

Gonçalo Ramos al Milan? Sarebbe il settimo portoghese nella storia del Diavolo

Gonçalo Ramos sta vivendo il Mondiale con il Portogallo...

Dal Vangelo secondo Gimenez: «Il cavallo si prepara per il giorno della battaglia»

«Sarò il capocannoniere del Mondiale». Gimenez sapeva che le...