L’ex ct della Nazionale italiana Cesare Prandelli ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport per parlare del derby di Milano, terminato 5-1 a favore dell’Inter. Ecco la sua analisi della gara.
“Risultato troppo largo? Esatto: il Milan magari poteva segnare un gol in più, ma anche l’Inter. Impossibile immaginarsi una differenza così. Ma l’Inter mi ha dato un’impressione netta: una corazzata. Titolari e riserve danno lo stesso contributo: qualità, quantità, fisicità. E chiunque sia in campo, il gioco non cambia. Nessuna dipendenza da nessuno, al contrario del Milan. Da chi? Per quello che si è visto oggi, da Leao. Nel primo tempo il Milan ha avuto quasi il 70% di possesso palla ma ha concluso poco, ha permesso all’Inter di essere impietosa nei ribaltamenti di fronte e quell’essere teoricamente padrone del gioco in realtà ha finito per penalizzare Leao. Che nell’unica vera azione in profondità, con due tocchi è andato in porta. Quando fai tanto possesso, gli spazi si chiudono: puoi essere un campione quanto vuoi, ma se non c’è spazio…“.
Sui problemi rossoneri: “Pulisic assente? Rispetto alle prime partite, molto. E più in generale sono venuti meno tutti gli sbocchi sulle fasce: gli esterni sono rimasti larghi, ma uno contro uno si sono trovati sempre raddoppiati. E anche il cercare di portare gli esterni bassi in mezzo al campo non ha funzionato granché. Il cambio di modulo nel secondo tempo di Pioli? Quando devi cambiare la partita per recuperare, ti giochi anche il tutto per tutto. Ma se metti quattro punte e l’Inter riparte in quel modo straordinario… Anche perché, si è visto chiaramente, l’Inter sta anche molto bene fisicamente. Per questo non ha funzionato e perché hanno funzionato i cambi di Inzaghi, produttivi al cento per cento: vigore, fisicità, e la partita è finita lì. Simone ha accettato la variante del Milan senza sentire la necessità di cambiare assetto“.
Prandelli conclude: “Blocco psicologico per il Milan? Può capitare se la squadra è la stessa, ma ora il Milan ha molti giocatori nuovi. No, non c’entra la testa“.


