Imparare dagli errori. Tra i tanti fattori che hanno portato il Milan allo sbando in questa stagione, emerge – al netto di scelte giuste o sbagliate, su questo andiamo oltre – la tempistica con la quale determinate scelte sono state prese e attualizzate. Che Stefano Pioli avesse chiuso il suo ciclo in rossonero, così come altri senatori, lo si sapeva già da qualche settimana prima dell’ultima di campionato.
Da lì in avanti, un Milan di tutti e di nessuno ci ha messo probabilmente un po’ troppo a programmare la stagione che avrebbe dovuto portare ad un concreto upgrade. Così non è stato, per tempistiche – appunto – tanto nell’annuncio del nuovo tecnico Fonseca, quanto nella scelta e conseguente chiusura dei nuovi colpi di mercato.
Forse il Milan sta imparando da alcuni suoi errori per ricominciare, questa volta facendolo sul serio, perché le buone intenzioni non possono bastare: servono conoscenza, unione d’intenti, astuzia e coraggio, che non guasta mai. E allora il via alla programmazione tra scelte societarie, nuove responsabilità, il direttore sportivo e conseguentemente, con un interrogativo, il nuovo allenatore.

Ma se il Milan della scorsa stagione ha cominciato a programmare troppo tardi, conoscendo quale sarebbe stato l’epilogo dei principali protagonisti, quello della prossima sta forse muovendosi con troppo anticipo. Questo non può aiutare la stagione in corso, che diventa difficile lavorare per chi crede ancora in questo Milan e guiderà i rossoneri da qui a fine maggio: in ballo c’è un piazzamento tra le coppe da raggiungere, con la Champions difficile ma non impossibile, arrivati a questo punto. E un derby, un doppio derby, che può restituire tantissimo al Milan, a Conceiçao, al popolo rossonero in una stagione tutt’altro che memorabile, che ha vissuto di sole piccole fiammate. Eppure quella coppa può non solo dare una svolta, ma anche permettere di centrare l’accesso all’Europa League, obiettivo oggi tutt’altro che scontato.
Tra futuro da scrivere e presente da salvare, torniamo proprio a quella difficoltà di poter lavorare, una difficoltà che Sergio Conceiçao si porta dietro dal giorno 7. Sette, perché nei primi sei non c’è stato il tempo di giudicare un tecnico che arriva a cavallo tra il 2024 e il 2025 nella bolla araba, e porta a casa una una Supercoppa ribaltando le due storiche avversarie. Da lì in avanti però, sono in pochi quelli che hanno saputo “risparmiarlo”, facendolo piuttosto lavorare in pace, col rispetto che lui chiedeva per sé e per lo staff, scacciando via un po’ di voci.
Il Milan pensa al futuro, ma deve farlo nel rispetto di chi indossa ancora questa maglia, di chi lavora come un matto per tirare su la squadra, di chi ha ricevuto poca, pochissima protezione mediatica, un po’ come successo a tutti il resto della crew. Rispetto per il lavoro altrui, poi domani si vedrà.


