Sul proprio sito ufficiale, La Gazzetta dello Sport, ha redatto un approfondimento sulla “strana” estate di Zlatan Ibrahimovic. Che, secondo il quotidiano, non sta restituendo esattamente una sensazione di compiutezza e felicità. L’arrivo di Tare e Allegri ha riempito caselle che negli ultimi anni si sono rivelate deficitarie. C’è stato un momento, e pure piuttosto lungo, in cui Ibra è stato a tutti gli effetti il frontman del Milan. Una sovraesposizione che, tra l’altro, non riscuoteva un grande entusiasmo nella proprietà.
Nell’idea di RedBird il suo ruolo non doveva – e non deve – essere il principale punto di riferimento mediatico. Ora questa sovraesposizione non c’è più, anzi qualche giorno fa il club ha organizzato un incontro informale con i media, a cui hanno preso parte Furlani e Tare. Lo stesso AD, a domanda specifica, ha spiegato che lo svedese “rimane una persona molto importante nel contesto del progetto Milan“, ma il suo ruolo “è a livello di proprietà, il suo input è sulla parte sportiva, commerciale, istituzionale e di rappresentanza“.
Insomma, Ibra partecipa attivamente alle riunioni operative, ma allo stesso tempo opera in una sorta di autogestione, sganciato dalle dinamiche della dirigenza. E La Rosea non usa mezzi termini: “E’ il motivo per cui mentre Tare prende aerei, spedisce Pec, contratta con altri club come in souk arabo e sente Allegri dieci volte al giorno, Zlatan posta le sue vacanze con Verratti, le rovesciate in piscina, le visite al parco del Serengeti e pure le personali felicitazioni a Pogba per la nuova vita al Monaco. La figura di Ibrahimovic probabilmente è destinata a rimanere nell’ambito dell’astrattismo, un quadro dove ognuno può vederci ciò che crede. Resta, allora, la domanda di partenza: “Quanto ti piace, Zlatan quello che stai facendo nella tua seconda vita calcistica?“.


