Thomas Nordahl, figlio del mitico ex calciatore rossonero Gunnar Nordahl, ha rilasciato un’intervista in ricordo del padre (ormai scomparso) ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Di seguito il suo racconto:
“Papà è stato il primo svedese in Italia, ha aperto molte porte – ricorda nostalgicamente Thomas –. Con il Milan per tutti noi è stata una bellissima storia d’amore, da voi abbiamo lasciato un pezzo del nostro cuore. Ha vissuto tra Milano e Roma ed è stato come una favola incredibile: si riteneva molto fortunato. Papà era sì un grande giocatore, ma soprattutto una persona molto umile, forse troppo. Pensava tanto agli altri, c’è chi ne ha approfittato. Si accontentava di ciò che gli davano, non chiedeva mai nulla di più di ciò che aveva stabilito. Il Milan era la sua passione. Tornò a San Siro nel 1992 per la gara col Goeteborg: Van Basten segnò quattro gol e lui si alzò per applaudirlo. Al centenario nel 1999, invece, il Milan mi invitò per darmi una medaglia alla memoria“.
Un ringraziamento speciale va anche all’ex proprietario milanista:”Volevo ringraziare Silvio Berlusconi: mio padre era morto nel 1995 in Sardegna, il presidente organizzò il rientro della bara in Svezia. Alla festa mi chiamò al suo tavolo e me ne indicò uno vicino dove c’erano Papin, Savicevic, Gullit e altri ancora. Mi disse: “Thomas, vedi quelli? Hanno preso un sacco di soldi, ma la colpa è mia che li ho viziati. Per fortuna tuo padre non gioca adesso, non ci saremmo potuti permettere di pagarlo”. Meglio mio padre o Ibra? Papà era più goleador, Zlatan è stato più completo. Comunque non sarebbe male finire secondo dietro Ibra. Ha un’autostima eccezionale. Spero abbia successo anche da dirigente: ho un motivo in più per tifare Milan“.
Conclude infine con l’ultimo suo ricordo: “Quando ci lasciò era nella piscina dell’hotel, pare indossasse un costume rosso e nero. Non sono rimasto sorpreso, mi piace pensare che sia vero“.


