Galliani: «La stagione più felice al Milan quella del 93-94. Vi racconto i miei tre più cari colpi da Condor»

Adriano Galliani, ex amministratore delegato e braccio destro di Berlusconi al Milan, ha rilasciato un’intervista ai microfoni del podcast Colpi da Maestro, in onda su YouTube. Tra le tante dichiarazioni, Galliani ha parlato dei suoi tre colpi da Condor, annunciando anche il suo giocatore preferito. Qui tutte le sue parole.

Galliani: le sue dichiarazioni

«Se io dovessi scegliere tra i trentuno anni della mia vita al Milan, la stagione più felice, non avrei dubbi: assolutamente quella del 93-94».

Il retroscena su Sacchi

«Quando scegliemmo Sacchi ci diedero tutti dei matti. La scelta di Arrigo è qualcosa di irripetibile. Berlusconi voleva che, più dei risultati, si giocasse bene. La fortuna vuole che, prima che Sacchi arrivasse al Milan, facciamo un’amichevole con il Parma: il Milan vince ma loro giocano molto bene. Nei sorteggi dei gironi di Coppa Italia incontriamo nuovamente il Parma, che viene a vincere a Milano e giocando molto bene. A quel punto il presidente mi chiede perché, non avendo loro giocatori più forti dei nostri, giocassero meglio di noi. Io diedi i meriti all’allenatore. Dopo i gironi, nuovo sorteggio: Milan-Parma. Ci battono per la seconda volta consecutiva: non era più un caso. Andiamo a vedere il ritorno in casa loro, e in quell’occasione organizziamo una cena dove c’è anche Sacchi. Nei mesi successivi decidiamo che l’allenatore del Parma poteva allenare il Milan. Primo anno scudetto, secondo anno Champions League e terzo anno Champions. Quando venne per firmare il contratto mi chiese di mettere la cifra che ritenevo opportuna, ma con un patto: ogni anno in cui vinceva qualcosa, erano ammessi solo campionato o Champions League, la cifra si raddoppiava. Diciamo che si è comprato un pò di alberghi a Milano Marittima».

La nascita de “I giorni del Condor”

«Io ho lavorato in questo mondo per cinquant’anni, facendo un totale di 100 mercati. Il mio primo scambio fu tra il Monza e il Palermo: noi prendiamo Ariedo Braida e a loro diamo un attaccante. Il mio soprannome? Nasce dal fatto che allora andava molto un film che andava molto, ‘I tre giorni del condor’, ma non centrava nulla con il calcio. Io pensavo che gli ultimi tre giorni di mercato fossero i più importanti, e ritenevo che i valori dei calciatori scendessero  semre più verso la fine del mercato. Se vuoi vendere un giocatore lo devi vendere nei primi giorni, se lo vuoi comprare, devi farlo negli ultimi. così io ho detto: i giorni del condor devono essere gli ultimi giorni di mercato. Spesso accadeva che a due o tre giorni dalla fine del mercato le operazioni impossibili, diventavano possibili».

Il primo colpo da Condor

«Il primo colpo da condor è Carlo Ancelotti. Nel 1987 Sacchi voleva assolutamente Carlo, spingeva molto per lui. Berlusconi non era convinto per via delle sue ginocchia, ma Arrigo pensava che: le ginocchia si curano ma la testa no, e lui sapeva che testa aveva Carlo. Arriviamo all’ultimo giorno, la Roma non ce lo lasciava e io avevo un pò mollato la presa. Li è stato molto bravo Braida, che due giorni prima ha organizzato una cena con il figlio di Dino Viola (presidente della Roma, ndr) e il direttore sportivo giallorosso, Giorgio Perinetti. In quella cena loro mi dicono di si per la cessione, e mi consigliano di andare a Roma il giorno dopo, il figlio di Dino avrebbe organizzato l’appuntamento. Io faccio così e l’impossibile diventa possibile. Io penso sempre che Carlo ci ha fatto vincere campionato e coppe dei campioni negli anni seguenti, e se non si fosse creato quel rapporto, nel 2002 sarebbe andato al Parma, invece di allenare il Milan».

Il secondo colpo da Condor

«Il secondo colpo da condor è sicuramente Leonardo, nel 1997 a Parigi. Fabio Capello era tornato e lo voleva assolutamente, io e Berlusconi gli dicevamo di no, non volevamo più spendere soldi. Mi ricordo che mi è successa una cosa incredibile: ero su una barca in Florida, nei giorni dopo sarei tornato a Milano, e succede che quando entro in porto leggo ‘Leonardo’ una scritto in grande in una pubblicità. Era scritto, dovevamo prenderlo. In un attimo chiamo il presidente e gli dico che sto andando a Parigi a prendere Leonardo, e in poche ore abbiamo chiuso l’affare».

Il terzo colpo da Condor

«Il grande colpo da condor è Alessandro Nesta. Quell’anno ero in vacanza in Sardegna e tutte le mattine prendevo un caffè con Sergio Cragnotti, il proprietario della Lazio. Con lui avevo un accordo per Nesta: 60 miliardi di lire, 31-32 milioni di adesso, ma il potere d’acquisto era diverso: erano cifre inimmaginabili. Berlusconi disse no, ma io continuo a corteggiare Alessandro. Alle quattro del mattino, lo sento dire ad un’intervista politica, che i suoi ministri potevano spendere il budget come lo ritenevano necessario. Io colgo la palla al balzo e lo chiamo, citandogli quelle parole e paragonandomi ai ministri. Insomma, un pò per sfinimento e per stanchezza, alla fine mi disse di si. Nesta arriva e vinciamo subito la Champions League, quella che rimarrà sempre nel mio cuore. Il piacere di battere l’Inter in semifinale e la Juventus in finale è un qualcosa di incredibile, che forse non succederà mai più».

La trattativa per Ibrahimovic

«La notte più complicata è stata quella di Ibrahimovic. Zlatan fu venduto dall’Inter al Barcellona con un importo altissimo, era impossibile prenderlo dopo solo un anno. A pochi giorni dalla fine del mercato mi chiama Mino e mi dice di andare a Barcellona: si poteva fare. È stata una battaglia inaudita, ma riusciamo a prenderlo in prestito con diritto di riscatto. Devo ancora convincere Ibra, così vado a casa sua. Ci rimango tutto il giorno, lei va via la mattina e ritorna di pomeriggio, ma io ero ancora li. Ibra spiega alla moglie che se non avesse firmato per il Milan non me ne sarei mai andato, così ha firmato. L’ultimo giorno, nel dubbio, è arrivato anche Robinho».

Il retroscena su Dzeko

«C’eravamo io e Braida nascosti a Sarajevo, che aveva ancora i segni della guerra. Siamo stati veramente vicini a prenderlo, pensate che nella sua camerata c’erano le foto di Gullit e Van Basten. Mi ricordo che ci siamo nascosti nell’albergo per non farci vedere, ma appena siamo andati a prendere una boccata d’aria in centro siamo stati subito beccati».

Il suo giocatore e acquisto preferito

«Marco Van Basten».

Adriano Galliani e Zlatan Ibrahimovic (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Adriano Galliani e Zlatan Ibrahimovic (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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