Connazionali ma non solo. Col triplice fischio di Venezia, adesso in comune c’è altro. Il numero di partite in Serie A, 17, ad esempio. E forse è proprio questo il momento più adatto per mettere sullo stesso piano due tecnici senza dubbio diversi, ma curiosamente legati da alcuni numeri del loro percorso in rossonero. Con quasi mezzo campionato a testa, infatti, i due portoghesi hanno totalizzato la stessa quantità di punti (27) e di conseguenza la stessa media (1.59 a partita). Il cammino in Serie A è pure simile. Se Conceicao ha ottenuto più vittorie (8 contro 7), Fonseca ha subito meno ko (4 contro 6) e reti (17 contro 21).
Le differenze stanno principalmente sul “come”. Paulo ha messo sul campo un Milan più equilibrato e probabilmente più attraente, ma spesso incapace di imporsi dal punto di vista caratteriale, specie quando si è trattato di sporcarsi le mani per mantenere il vantaggio. Con Sergio l’opposto. Un Milan senza dubbio più orgoglioso e determinato, ma spesso chiamato a rincorrere nel punteggio e meno organizzato nel rettangolo di gioco. In questa differenza c’è bensì un punto in comune. La comunicazione, tanto sincera quanto impattante, ha sempre suggerito come entrambi gli allenatori abbiano faticato ad entrare nella testa dei propri giocatori e a tirarne fuori l’atteggiamento corretto.
Quest’ultimo punto è lo specchio della stagione. Altalenante, tradotta giustamente con un nono posto in classifica. Condita da picchi, presenti in entrambi le gestioni, come il ritorno al successo nel derby e la vittoria di Madrid (Fonseca) o la conquista della Supercoppa e della finale di Coppa Italia (Conceicao). Ma anche di bassi pesanti, come il settimo posto in classifica a ormai metà campionato (Fonseca) o l’eliminazione prematura dalla Champions League (Conceicao).
Insomma, tutti e due condividono gioie e dolori. Così come una società timida e mai convincente nel proteggere le proprie scelte. Anche sulla programmazione c’è un senso di compensazione. Se Fonseca ha avuto maggior tempo per impostare il suo Milan, Conceicao ha avuto l’opportunità di sfruttare innesti più importanti (Felix, Gimenez, Walker), a fronte comunque di una strategia mai veramente convincente.
Per tutti questi fattori, ad oggi, il confronto tra i due è possibile farlo solamente spartendo meriti e demeriti e non come consacrazione dell’uno o dell’altro. Questo forse sarà possibile farlo la prossima stagione, qualora Sergio riuscisse a guadagnare la riconferma (ad oggi lontana), ma ce lo dirà il tempo. Non resta che attendere.


