L’ex rossonero Mathieu Flamini ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche del Milan tra passato e presente. Di seguito le parole di Flamini.
Flamini sugli anni al Milan e lo spirito imprenditoriale
«Ho avuto molta fortuna perché quando sono arrivato al Milan ho giocato con signori giocatori, che avevano ancora un piede nel mondo del calcio ma anche uno fuori, molti erano già imprenditori. Sheva faceva cose nell’immobilare, anche Seedorf e Maldini avevano affari fuori dal calcio, poi soprattutto c’era un Presidente come Silvio Berlusconi, uno degli imprenditori più importanti italiani. Diciamo che essere in questo gruppo di persone mi ha anche fatto interrogare su me stesso, questa mia mentalità di imprenditore ha iniziato a svilupparsi al Milan».
Su Berlusconi e Galliani
«Il signor Berlusconi è stata una figura importante, non solo del calcio, ma anche della politica e dell’imprenditoria italiana. Ha vinto in diversi campi, una cosa non facile. Lui era molto vicino alla squadra, ogni settimana veniva a Milanello, faceva le trasferte. Ha sempre spinto i giocatori a prendersi rischi e a svilupparsi, non solo in campo ma anche fuori. Non siamo calciatori e basta, ma anche uomini. Il Presidente ci ha spinto a svilupparci anche fuori, per cui crescendo intorno a persone così mi ha fatto chiarire molte cose. Galliani? Fa parte nella storia del calcio, è stato il primo che ho incontrato. Da piccolo ho iniziato a giocare per il Marsiglia, mi ricordo le partite col grande Milan. Il Milan per me è sempre stata una squadra di riferimento, una delle più grandi al mondo. Avere avuto la possibilità di giocare nel Milan con Berlusconi, Galliani e grandi campioni è stato un sogno, non ho avuto dubbi a venire qui».
Sul compagno più forte avuto
«Difficile, all’Arsenal ho giocato con Bergkamp, Henry e Pires e tanti altri. Al Milan con 3 Palloni d’Oro come Shevchenko, Kakà e Ronaldinho, poi altri fenomeni con Maldini. Difficile dirlo, forse dico Ronaldinho perché era un dono di Dio».
Su come deve ripartire il Milan
«In primis il tifoso vuole vedere gente che ama il Club, di cuore e che dà tutto per far vincere la squadra. Poi c’è il progetto Milan, ma si può parlare di tutti i progetti. La prima cosa è avere una società dove c’è armonia e serenità. Prima cosa ritrovare serenità, poi avere un progetto comune tra proprietà, management e squadra, ma anche i tifosi. I tifosi vogliono onestà, quando si riparte non è facile, ma serve avere una strategia trasparente».


