E’ un’inchiesta che ha coinvolto praticamente tutto il calcio di vertice italiano, partita dalla procura di Napoli, intorno al 2015 e che nel luglio 2017 portò al rinvio a giudizio di 56 persone, fra presidenti e dirigenti di Serie A, giocatori e relativi agenti. Come evidenzia l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, l’accusa di false fatturazioni nella gestione dei rapporti fra i club e i procuratori dei calciatori negli anni fra il 2009 e il 2014.
Il meccanismo consisteva in una triangolazione tra le società che acquistavano, il calciatore e il relativo procuratore. Questi al momento della stipula – secondo gli inquirenti – assumeva le vesti di consulente del club che acquistava il cartellino del giocatore. La cosa consentiva a quest’ultimo di abbattere le spese sul proprio agente, facendo ricadere il costo intero sul club, con operazioni fittizie.
Un meccanismo riscontrato dalla Procura in decine di contratti di quel quinquennio. Ma nel frattempo buona parte di quei fatti sono prescritti, per cui rimangono in oggetto solo presunti reati commessi nel 2013 e 2014. Per questo motivo nei giorni scorsi alla settima sezione del tribunale di Napoli, presidente monocratico Ciampaglia, dopo oltre 4 anni di dibattimento, le richieste di condanna dei pubblici ministeri Capuano (uno di quelli di Calciopoli) e De Simone hanno riguardato solo 4 persone.
Chiesti 2 anni e 8 mesi di reclusione per l’agente Alessandro Moggi, 1 anno e un mese per Adriano Galliani – all’epoca a.d. del Milan -, stessa pena per il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi e un anno per il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. Per tutti gli altri presidenti è stata chiesta l’assoluzione, tra i quali Lotito, Andrea Della Valle, Preziosi. Assoluzione anche per tutti i calciatori e gli altri agenti coinvolti nel processo fra i quali Crespo, Lavezzi e Denis. Ovviamente i rispettivi legali sono convinti che il giudice rigetterà le richieste dell’accusa.


