Su queste pagine avete letto spesso critiche sulla polarizzazione delle opinioni legato al mondo del calcio ed anche la stretta attualità ci impone di riflettere su alcune estremizzazioni mediatiche. Como-Milan ha vissuto una lunghissima vigilia a causa del rinvio della gara stessa, e questo particolare ha alimentato le speculazioni giornalistiche sulle differenti filosofie di gioco di Fabregas e Allegri.
Nei giorni precedenti alla sfida il tecnico dei lariani ha dichiarato di aver diversi aspetti da imparare dall’allenatore del Milan, specialmente sulla gestione del gruppo e sulla capacità di comunicare a giocatori e addetti ai lavori con poche semplici ma efficaci parole. Poi c’è stata la partita, col suo sviluppo ed il suo epilogo. Un contrasto pronosticabile con un’evoluzione impronosticabile: i padroni di casa spadroneggiano per 65 minuti ma non vengano a capo della gara grazie ad un Maignan in serata ed un Rabiot monumentale.
Allegri e Fabregas, a volte il campo ci ricorda che…
L’ultima mezz’ora è qualcosa di già visto, Diavolo diabolicamente in controllo nonostante le mareggiate subìte e avversario che sbatte incessantemente ma inefficacemente sul muro rossonero. Come a Cagliari, come a Torino, il finale di match racconta di un Milan in controllo e di un Como anestetizzato, sfiduciato e stanco. La lunga sfuriata dei ragazzi di Cesc si esaurisce e ai pur bravi comaschi in mano resta un pugno di mosche. I commenti nell’immediato post e nel day after sono stati un ricettacolo di luoghi comuni e banalità al limite dell’imbarazzante: supposti supporter dei giochisti VS supposti supporter dei risultatisti.
Come se Fabregas si divertisse a giocar bene ma perdere mentre Allegri giocasse appositamente male per raggiungere la vittoria. La corsa all’omologazione, alla definizione unica ed univoca di un modo di allenare o un modo di star in campo, ha fatto perdere l’oggettività di giudizio e di analisi. Ormai è tutto bianco o tutto nero, la scala di grigi è stata dimenticata. Fortunatamente a volte il campo ci ricorda che questo gioco non è poi così scontato, prevedibile o indicizzabile.



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