Tra l’allenatore vincente, spesso dipinto come granitico nelle sue convinzioni, e il tecnico emergente che ama sfogliare il manuale dei sistemi, a Como c’è stata una sorprendente inversione di ruoli. Come evidenzia l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Massimiliano Allegri ha cambiato pelle al suo Milan più volte nel corso della partita, mentre Cesc Fabregas ha modificato radicalmente il Como soltanto nell’ultimo quarto d’ora. Il risultato è noto: il trasformismo rossonero ha avuto la meglio.
Archiviato il duello con il collega spagnolo, Allegri ora ne affronta un altro, forse ancora più intrigante, con un tecnico molto più giovane ma più conservatore nelle scelte: Cristian Chivu. Alla prima stagione completa in Serie A, l’allenatore romeno comanda il campionato con l’Inter, mentre Max — 526 panchine e sei scudetti in carriera — insegue a tre punti. Entrambi partono da un sistema base simile, il 3-5-2, ma lo interpretano in modo diverso, con variazioni che possono rivelarsi decisive nella corsa scudetto.
L’Inter di Chivu: radici solide e nuove soluzioni
Chivu ha ereditato l’impianto tattico da Simone Inzaghi, che a sua volta lo aveva ricevuto da Antonio Conte. Le fondamenta restano solide, ma l’interpretazione è cambiata: meno palleggio prolungato, più verticalità; meno automatismi rigidi e più libertà di adattamento anche a parità di ruoli.
Il tecnico romeno non ha estirpato le radici nerazzurre, le ha piuttosto annaffiate in modo diverso. L’Inter non è mai scontata: alcune sistemazioni cambiano, soprattutto a centrocampo. Con la rifioritura di Zielinski, è tornata attuale l’opzione del doppio play con Calhanoglu, mentre Barella viene spesso alzato sul centrodestra sfruttando lo spazio lasciato dal laterale difensivo.
Sull’altra fascia, Dimarco è spesso chiamato a salire fino ad allinearsi alle punte, mentre per mantenere l’equilibrio difensivo l’esterno opposto resta basso per aiutare i centrali nelle scalate. Le opzioni dalla panchina permettono anche il passaggio al tridente, come visto nel finale contro il Lecce, quando è arrivato il gol decisivo di Esposito. L’Inter ha di fatto quattro prime punte e, quando entra il giovane centravanti, Lautaro e Thuram lo accompagnano qualche metro più indietro per supportare la manovra.
Il Milan di Allegri: numeri diversi, stessa sostanza
A Como, per la prima volta in stagione, il Milan è partito con il 4-4-2 per garantire una doppia copertura sulle corsie, dove Fabregas aveva costruito le principali traiettorie offensive. Con la squadra in difficoltà, Allegri ha cambiato spartito: Saelemaekers più alto, Leao largo nel 4-3-3, quindi un passaggio difensivo al 4-1-4-1.
Nella ripresa, il ritorno al vestito preferito: 3-5-2 in fase difensiva, che diventa 5-3-2 e poi 5-4-1 con Füllkrug riferimento avanzato. Tanti numeri, tante varianti, ma un’unica filosofia: saper leggere la partita e adattarsi.
Anche con un organico più corto rispetto all’Inter, Allegri ha dimostrato di poter cambiare, essere flessibile, togliere i suoi dalla routine e sorprendere l’avversario. Il Milan resta agganciato alla vetta, con il periscopio alzato sulla capolista. La corsa scudetto passa anche da qui: dalla capacità di reinventarsi. Il duello continua.



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