Ex Milan, il medico Tavana: “Quanti ricordi con le burle dei calciatori. Salvammo la vita a Cassano…”

L’ex medico del Milan di Silvio Berlusconi, dottor Rodolfo Tavana, è tornato a parlare ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, affrontando diversi temi legati alla sua lunga esperienza rossonera. Una figura storica per il club, che ha seguito da vicino campioni e momenti indimenticabili della storia del Milan, Tavana ha offerto uno sguardo privilegiato sul mondo rossonero. Le sue parole, che riportiamo di seguito, rappresentano un contributo prezioso per comprendere meglio il vissuto passato della società di via Aldo Rossi.

Come venne scelto

Ero un traumatologo, mi dividevo tra la Pro Patria di atletica e la nazionale dello sci di fondo. Ero andato ad aggiornarmi negli Usa, tra San Antonio Spurs (basket Nba, ndr) e Dallas Cowboys (football americano, ndr). Il Milan aveva come medico il dottor Monti, bravissimo, ma Berlusconi voleva creare una struttura sanitaria a 360 gradi e scelse me, tra otto candidati, per la figura di direttore dell’area. Cominciai dall’alimentazione. Il carburante dell’alta intensità è lo zucchero e studi svedesi dell’epoca dimostravano che alla fine del primo tempo i calciatori lo avevano già esaurito“.

I personaggi del Milan

Liedholm

Era scettico, ma nel 1988, in occasione dello scudetto di Sacchi, disse che avevamo vinto perché avevamo introdotto una nuova medicina dello sport. Il dottor Monti mi diceva che nel calcio precedente la figura del preparatore atletico compariva nel ritiro estivo e poi spariva, cosa che oggi sembra lunare. Noi la rendemmo fissa e costante. Cominciammo a lavorare sulla prevenzione degli infortuni muscolari e delle tendinopatie, che restano quasi il 50 per cento delle lesioni legate al calcio, perché l’usura è inevitabile. Nel baseball, il lanciatore prima o poi soffrirà di problemi alla spalla“.

Sacchi

Il mercoledì, Arrigo lavorava sulla super velocità con gli sprint in discesa. Gli dissi che nell’atletica li avevano abbandonati per il rischio di stiramenti e strappi. Arrigo mi rispose che quel lavoro gli garantiva ottimi ritmi in partita. Poco dopo, durante uno scatto in discesa, Evani si infortunò ai flessori e Sacchi abbandonò questa metodologia“.

Capello

Era stato giocatore, capiva tutte le dinamiche, ma per me la sua figura resta legata alla finale di Champions contro il Barcellona, nel 1994, ad Atene. Pochi giorni prima, al bar di Milanello, un giornalista aveva fatto questa battuta, che era arrivata in spogliatoio: ‘Il Milan farebbe meglio a non presentarsi, perderebbe soltanto per 2-0 a tavolino’. Poi la Gazzetta pubblicò una foto di Cruijff (l’allenatore del Barça, ndr) con la Coppa in mano. Seba Rossi, il portiere, la notò e la fece girare tra i compagni, Paolo Maldini per primo. Cruijff disse che il Barcellona aveva acquistato Romario e che al Milan era arrivato Desailly. Tutte cose che ci caricarono a molla. Così vincemmo per 4-0, con una prestazione meravigliosa. Desailly giocò una partita mostruosa, segnò un gol e passò la notte a letto per un mal di testa fortissimo, da stress post vittoria“.

Van Basten

Mi opposi alla prima operazione, a cura del professor Marti, a Sankt Moritz, in Svizzera. Il professor Martens intervenne poi, per riparare il danno. Van Basten nel suo libro (Fragile, ndr) scrive che il chirurgo gli aveva detto che in due mesi sarebbe tornato in campo e che lui gli credette. E poi aggiunge che al Milan tutti si opponevano all’intervento. Lottai fino all’ultimo. Marti voleva pulire la cartilagine, io dissi a Marco che non bisognava togliere quel minimo di protezione che era rimasta. Niente da fare e mi dispiace, perché avrebbe potuto regalarsi e regalarci altri due o tre anni del suo calcio fantastico. Van Basten era uno sportivo nato. Quando è passato al golf, è arrivato ad handicap 3. Una volta andò a sciare, cosa mai fatta prima, e a fine giornata il maestro gli disse che sciava già come se avesse preso venti lezioni. Aveva la capacità naturale di apprendere qualunque gesto motorio. Marco resta il mio rimpianto più grande“.

Gullit

Una sera mi telefona: ‘Doc, ho un dolorino’. Siamo nella settimana di Napoli-Milan del 1° maggio 1988 (la partita che di fatto consegnerà al Milan il primo scudetto dell’era berlusconiana, ndr) e mi preoccupo: ‘Ruud, vieni a casa mia, in via Novara’. Gullit arriva, lo visito, constato che non ha nulla di serio e gli dico: ‘Fermati a cena da me, dai’. Uno dei miei due bassotti mordicchia Ruud a un polpaccio. Disinfetto il graffio e finisce lì. La mattina dopo, Gullit si presenta a Milanello zoppicante e con una vistosa fasciatura alla gamba morsicata: ‘Doc, ha visto il suo cane? Con il Napoli non gioco’. Mi avvio verso lo spogliatoio e penso che la mia carriera al Milan sia finita, che Berlusconi mi licenzierà. Quando arrivo sul campo, Gullit esce tutto sorridente e senza bende: ‘Doc, era uno scherzo!‘”.

Baggio

Professionista serissimo, era ovvio che per lui una certa parte del lavoro fosse differenziata. Prima di allenarsi, si sottoponeva a una routine di esercizi per le ginocchia. Era popolarissimo, specie in Oriente. Ricordo un’amichevole in Asia, lo stadio tutto per lui ne cantava il cognome storpiandolo: ‘Bagghio! Bagghio!’“.

Cassano

Atterrati a Malpensa, di ritorno da una trasferta a Roma, Thiago Silva venne da me: ‘Dottore, Cassano non sta bene, è confuso’. Il dottor Mazzoni e io lo rintracciammo al parcheggio. Voleva rientrare a casa con la sua auto. Gli facemmo degli esami neurologici di base, c’era qualcosa che non andava. Gli dissi: ‘Sali, ma la tua auto la guida il dottor Mazzoni, che ti porterà al Policlinico’. Non sapevamo che cosa fosse, poteva essere un’ischemia, dovevamo accorciare i tempi per ridurre eventuali danni. Mazzoni rimase a dormire con lui in stanza, non deve essere stata una notte facile… Gli accertamenti stabilirono che si trattava di un problema neurologico che originava dal cuore. Cassano venne operato e il guaio risolto, riebbe l’idoneità agonistica. Cassano mi ringraziò modo suo: ‘Nel parcheggio, la tua autorevolezza mi ha costretto a obbedire’. Tra l’altro, qualche anno prima della stessa cosa aveva sofferto Egidio Calloni (ex centravanti del Milan negli Anni Settanta, ndr). A lui andò due volte bene: il malore gli venne mentre era alla guida, usci di strada, si salvò“.

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