MP ESCLUSIVO – Francesco Coco: “Il Milan è il club che più mi è rimasto nel cuore e lo sarà sempre. Derby partita aperta”

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Francesco Coco ha legato quasi per intero la sua carriera al Milan club nel quale è cresciuto tra settore giovanile e prima squadra. Il 42enne di Paternò con la prima squadra ha messo insieme 79 presenze e cinque reti al suo attivo vincendo due scudetti. Con la maglia dell’Inter, invece, in tre stagioni Coco ha vinto una Coppa Italia e giocato 41 partite complessive senza mai trovare la via del gol. Coco ha ricordato i suoi derby in maglia nerazzurra e rossonera, ha introdotto il derby di domani sera, ha ricordato le figure di Silvio Berlusconi e Massimo Moratti e molto altro ancora:

– Sono stati giorni particolari per via dei tanti contagi tra le fila dell’Inter, che derby dobbiamo aspettarci?

I derby sono partite uniche perché può sempre succedere qualcosa, non sempre vince la favorita e la più forte. In più quest’anno c’è pure il coronavirus che rende tutto più imprevedibile con l’Inter falcidiata dai contagi. Anche il Milan ha qualche positività ma ha recuperato Ibrahimovic e questa è un’ottima notizia per Pioli. Se devo fare un’analisi complessiva però l’Inter è la squadra che più si è rinforzata e che contenderà lo scudetto alla Juventus. Sarà un derby divertente e aperto a tutto anche perché il Milan è la squadra più in forma post lock-down e lo è da mesi ormai. Ha un giusto mix di giovani ed esperti con diversi elementi che si stanno ben distinguendo. I rossoneri potrebbero anche approfittare del momento di difficoltà dei nerazzurri“.

– Si vuole sbilanciare con un pronostico?

I pronostici sono sempre carini ma non ci si prende mai (ride; ndr). Dare un risultato esatto diventa difficile e non è questione di sbilanciarsi… La partita è aperta, c’è grande aspettativa per vari motivi perché se l’Inter vince sorpassa il Milan e se vincono i rossoneri vanno già a più cinque sui nerazzurri. Sarà un derby caldo nonostante l’assenza del pubblico“.

– Il pubblico, appunto, che derby sarà senza i tifosi?

Non sarà bello ma penso  si debba approfittare di questa situazione per una possibile iniziativa: dare la possibilità alle curve di esporre le loro coreografie e di lasciarle lì in qualche modo per tutta la durata dell’incontro e non solo a inizio gara come è sempre avvenuto in condizioni “normali”. Non so se questo possa avvenire ma è sempre stata la parte più bella del derby di Milano“.

– Di Derby ne ha giocati tanti, qual è o quali sono quelli che ricorda di più in positivo e in negativo?

In positivo senza ombra di dubbio il 6-0 quando vestivo la maglia del Milan. In negativo quelli di Champions League, con i due pareggi, che ci estromisero dalla finale“.

– Lei è cresciuto nel Milan: immagino sia rimasto più legato ai colori rossoneri rispetto ai nerazzurri?

Sì, ho tanto rispetto per l’Inter e mi sono trovato bene ma io sono cresciuto al Milan. Il club mi ha fatto studiare, crescere e diventare uomo. Ho fatto la trafila nel settore giovanile, ho esordito in prima squadra, mi sono fatto conoscere al grande calcio. Il Milan è il club che più mi è rimasto nel cuore e lo sarà sempre“.

– Dalla sponda rossonera a quella nerazzurra: com’è andata dall’altra parte del Naviglio?

Io arrivai all’Inter nell’estate del 2002 dopo il mondiale di Corea e Giappone. In quella campagna acquisti arrivammo io, Crespo e Cannavaro solo per citarne alcuni. Facemmo anche un’ottima stagione uscendo in semifinale di Champions League proprio contro il Milan e con due pareggi.  Posso solo dire che in quella stagione l’ombra del 5 maggio fu pesante e ingombrante perché l’ambiente era “depresso”. Disputare un’ottima annata non fu facile ma quell’anno davvero il clima era davvero difficile dalle parti di Appiano Gentile e trovo fosse una cosa comprensibile“.

– Lei ha avuto la fortuna di lavorare con due dirigenze molto forti con Berlusconi e Moratti in prima linea. Cos’ha da dirci riguardo a questi personaggi che hanno fatto grandi Inter e Milan:

Partendo da Berlusconi posso dire che insieme a Galliani e Braida ha creato la storia del Milan. Erano perfetti insieme, ognuno aveva la propria mansione, hanno vinto tanto e sbagliato poco. Moratti è un  signore del calcio, lo conoscono un po’ tutti quanti nell’ambiente e tutti sanno come sia un uomo, di cuore, un papà che ti faceva star bene.  Tutti e quattro sono stati dei veri signori del mondo del calcio“.

– Farebbe qualcosa di diverso nella sua carriera?

Se potessi decidere non mi sarei infortunato così spesso (ride; ndr). Non ho rimpianti anche perché tutte le scelte che ho fatto negli anni le ho fatte sempre per tentare di migliorare. Poi nella vita tutto può cambiare in un attimo. Basta avere la serenità  interiore di aver fatto la scelta giusta in quel momento. Mi sono rotto due volte il crociato ma quello non mi ha creato problemi, quello che mi ha condizionato in negativo la carriera sono stati i miei continui infortuni alla schiena. L’operazione, poi, fu davvero molto dura e mi fermò di fatto per due anni e mezzo mettendo di fatto fine alla carriera“.

– Cosa può fare il calcio italiano ed europeo per arrivare al termine della stagione: si potrebbe seguire il modelle Nba con la “bolla”?

La bolla come nell’Nba penso non sia percorribile come strada per via dei costi elevatissimi e per la mancanza di strutture. Queste sono cose più grosse di me, non sono un virologo o un medico ma quello che farei è cercare di convivere con il virus prendendo tutte le precauzioni del caso ma tenterei di portare a termine il campionato e la stagione anche europea. La vita non può fermarsi e il calcio deve dare un segnale importante: seguendo le regole si può portare a termine la stagione“.

Marco Gentile

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