MP Q&A – Luca Serafini: “Dal 2013 il Milan è uno scempio a tutti i livelli. Ibra? Gli rinnoverei il contratto, ma l’infortunio…”

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Protagonista odierno della nostra diretta Instagram è stato il noto giornalista rossonero Luca Serafini, che ha parlato a 360° della situazione attuale in casa Milan, trattando i tempi più caldi del momento. Queste le sue parole ai nostri microfoni.

Sull’infortunio di Ibrahimovic: “In attesa delle notizie più specifiche, certamente per un atleta che ha una storia di infortuni come la sua negli ultimi quattro anni, per uno che ha giocato fino allo scorso anno in un campionato poco allenante come quello americano, e che è fermo come tutti da tre mesi, il quadro non è incoraggiante. Quello che capita ad un atleta della sua età ha una valenza diversa rispetto ad altri atleti. La speranza è che conoscendo il suo animo guerriero, prevalga la sua volontà di non chiudere l’avventura italiana in maniera così “anonima e mediocre” (non per colpa sua). E’ l’unico motivo che mi fa pensare che possa rimanere aggrappato al Milan, ma finché non sappiamo cosa si è fatto non sarà facile, le sensazione non sono positive. Rimane al Milan? Sarei a favore di un rinnovo di Zlatan, anche con l’infortunio: può recuperare a Milanello e restare come figura fondamentale in una squadra giovane che deve crescere. Con l’arrivo di Rangnick la situazione cambia un po’, ma credo che Rangnick sia un tecnico intelligente e sa di poter avere solo un aiuto da Ibra: sarebbe un alleato per lui, ma con una situazione fisica di questo genere, la vedo complicata“.

Sulla società Milan: “Il Milan è stata una società unita e coesa per 25-26 anni, poi dal 2013 si è spaccata e non si è ancora incollata. Prima l’arrivo di Barbara Berlusconi in contrapposizione con Galliani, poi Mirabelli e Fassone ed infine Elliott che ha poca esperienza nel calcio. Ecco perché si sono affidati alle bandiere, Maldini e Boban potevano crescere, anche Leonardo e Gattuso, ma sono se ci fosse stata unità d’intenti. Gazidis è una sorta di vigile urbano, i dirigenti avrebbero dovuto avere maggiore libertà. Quando non c’è unione d’intenti, non si va da nessuna parte. Un aspetto positivo dell’arrivo di Rangnick c’è: lui è uno che vuole carta bianca e quindi la società deve assecondarlo in tutto, bisognerà andare tutti nella stessa direzione e sarebbe già una svolta epocale perché sono sette anni che non capita. Rangnick ha fatto cose buone ed altre meno buone, vedremo cosa farà in una squadra del lignaggio del Milan. Finora il fondo Elliott ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare: mercato, allenatori, rapporti coi dirigenti, tanto da mettere anche in cattiva luce Gazidis coi tifosi, il quale in aggiunta non parla una parola di italiano. Speriamo che con Rangnick si costruisca finalmente una squadra competitiva, ma credo che la convivenza con Maldini non sia possibile. So per certo che la società vuole temere Paolo, ma conoscendo il suo orgoglio, la sua passione per il Milan e considerando quanto successo prima con Boban e poi con Leonardo, bisogna vedere cosa vuole fare lui. L’addio di Maldini sarebbe una sconfitta come lo sono stati gli addii di Boban, Leonardo e Gattuso, oltre le scelte di mercato. Ma non dipende solo da Elliott, negli ultimi anni dell’era Berlusconi siamo andati elemosinando prestiti a squadre come Genoa, Portsmouth e via dicendo. Berlusconi ha lasciato accadere queste cose, forse anche per stanchezza, e Galliani non ha saputo tenere botta. Il Milan dal 2013 è uno scempio, a tutti i livelli, ora bisogna ripartire dalla compattezza“.

Sulla ripartenza del calcio:Se c’è qualcuno che ha fatto peggio del Milan, questi sono l’UEFA, gli organi federali e la Lega italiana. Quest’ultima è un pollaio, una banda di inetti in cui ciascuno rincorre lo stesso spaghetto. Il teatrino di questi tre mesi è stato disarmante e ha portato alla disaffezione del popolo italiano verso il calcio. La Francia ha deciso troppo presto per la chiusura, mentre in Germania hanno cercato un modo per andare avanti. Il calcio non ha fretta, ma prima o poi deve ricominciare in qualche maniera, finendo i campionati per questioni finanziarie, economiche e non solo. Gli esperti mi dicono che quello tedesco è un modello ripetibile, un modo per andare avanti. Se si può andare al ristorante al 30-40% della capienza, lo si può fare anche allo stadio: a San Siro 26 mila persone potrebbero tranquillamente starci, rispettando le distanze, e secondo me la probabilità di contagio sarebbe bassissima. Il calcio va trattato come un’azienda, non ci sono solo i Messi e i Cristiano Ronaldo“.

Sui rinnovi dei giocatori più importanti: “Bonaventura va valutato fisicamente dopo l’infortunio: a parte le prime buone partite, il suo rientro è stato molto faticoso. Romagnoli ha in mentre la Nazionale e l’europeo e se pensa che il Milan non gli possa dare la possibilità di confermarsi può andare, se crede nel progetto rimarrà più che volentieri. Biglia non fa parte dei piani, l’unico rinnovo che mi interessa molto è quello di Donnarumma: è l’unica bandiera, ama il Milan profondamente, più di quello che la gente pensa. Lo sento quasi quotidianamente e posso dirvi che Gigio ha detto al suo procuratore di voler restare al Milan, anche riducendosi lo stipendio e spalmandolo, ma condivide la strategia di Raiola e la condivido anche io: vuole garanzie sul mercato e sugli obiettivi futuri. Ha subito tantissime prese in giro e si è sempre rialzato, rimane uno dei 3-4 portieri più forti del Mondo e in prospettiva il migliore, il Milan farebbe bene a tenerlo“.

Sulla vicenda relativa al nuovo stadio: “Siamo in una città bizzarra con un bizzarro sindaco che si è occupato dell’affitto di uno stadio che va abbattuto. Ha fatto quasi un ricatto nei confronti di una città che avrebbe ancora due squadre importanti con lo stadio in comune, un caso unico al mondo. Berlusconi e Moratti avrebbero tenuto testa maggiormente a Sala, oggi abbiamo un fondo americano e una proprietà cinese, e non si riesce a tenere testa ai politici. San Siro è una strutta che non si può ammodernare, è fatiscente, ma piuttosto che fare un nuovo stadio in due, sarei andato avanti con San Siro e poi con un nuovo sindaco costruire in futuro due stadi, ma l’asset stadio per Elliott e Suning è troppo importante“.

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