giovedì, Maggio 26, 2022

SOLO A MP – F. Galli: “Gabbia è un ragazzo tosto e pragmatico. Ha già dimostrato grande carattere”

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Cinque scudetti, tre Champions League e due coppe Intercontinentali. Sono solo i trofei più importanti che Filippo Galli ha vinto in carriera con la maglia del Milan. Dopo il ritiro, nel 2009 è tornato in società come direttore del settore giovanile e tra i tanti ragazzi che ha cresciuto e allenato c’è Matteo Gabbia, fresco di esordio con il Milan prima dell’interruzione delle competizioni a causa del Coronavirus.

In nove anni in nove anni ha vinto una Coppa Italia Primavera (2010), un’edizione del Torneo di Viareggio (2014), un campionato con gli Allievi (2010-2011), uno con i Giovanissimi (2009-2010) e uno con l’Under 16 (2016-2017).

Raggiunto al telefono da MilanPress, prima di chiudere la chiamata Galli ha lasciato un augurio per Gabbia: “Il calcio è un mondo complesso, ma lui è un ragazzo tosto e pragmatico. Spero davvero che ce la faccia”.

Dopo una decina di minuti in Coppa Italia, è arrivato l’esordio in Serie A contro il Torino, quasi inaspettato per l’infortunio di Kjaer, disputando un’ottima prova. Cosa si prova in quei momenti?
“È complicato esordire a San Siro, ma è sempre una gioia immensa. È uno stadio esigente, che ti mette addosso sia una grande emozione che apprensione. Lì si respira la storia, lo dicono tutti i giocatori che hanno esordito lì. Matteo lo voleva fortemente, ha lavorato tanto e si è impegnato per raggiungere questo obiettivo”.

Che giocatore è Matteo Gabbia? Le ricorda qualcuno?
“Lui nasce come centrocampista centrale e faceva spesso anche la mezz’ala, fino agli allievi. Ma ci serviva qualcuno in grado di far uscire il gioco da dietro e lo spostammo in difesa per le sue qualità. All’inizio incontrammo qualche resistenza, poi il ragazzo si abituò. Sarebbe difficile fare paragoni, ma come stile e portamento, Gabbia mi ricorda un po’ il suo compagno di reparto Romagnoli”.

Il Milan può pensare di aver trovato un centrale affidabile per costruire una nuova coppia con Romagnoli?
“Non so quale sia il pensiero della società, non posso azzardare previsioni. Sarei contento se Gabbia venisse annoverato tra i difensori centrali del Milan, ma poi sceglie il mister. Ha dimostrato nelle poche partite che ha disputato finora che ci può stare. Ma solo il tempo e il rendimento potrà dire se sarà un giocatore da Milan. Non abbiamo la sfera di cristallo”.

Lei conosce bene il calcio giovanile, come si prepara un ragazzo per farlo esordire?
“L’esordio è lo step finale del percorso di settore giovanile, in cui si cerca subito di insegnare principi di gioco e le conoscenze. Nel caso di Matteo, prima dell’esordio con il Milan c’è stata un’esperienza fuori, alla Lucchese in Serie C. È un’ottima occasione per assaggiare il calcio professionistico e dei grandi, poi è rientrato. Alcuni ragazzi completano percorsi interni alla società e arrivano direttamente in prima squadra per la loro bravura, per le scelte del mister, o per particolari necessità durante una stagione. Qualcun altro ha bisogno di un’esperienza fuori. Ogni giocatore è diverso e deve seguire un percorso tecnico-tattico ed emotivo diverso. Sono questi gli aspetti su cui si deve lavorare”.

Che differenze ci sono negli esordi dei suoi tempi e quelli attuali?
“Oggi ci sono più pressioni, perché si è molto più esposti: sui media, sui social, attraverso la comunicazione. L’attenzione attorno al mondo del calcio è maniacale. Qualsiasi cosa si fa viene captata e resa nota”.

Che consiglio darebbe a Gabbia?
“È un ragazzo con la testa sulle spalle. Ha sempre dimostrato di essere forte caratterialmente e ha le capacità per poter dire la sua in maniera decisa e adulta. Io non gli consiglio nulla in particolare, sa anche lui che è un mondo  difficile e che deve essere pragmatico”.

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