Il tema “arbitraggio” nel mondo del calcio di oggi è forse quello più caldo in assoluto. Ogni settimana non manca mai la pioggia di polemiche per errori arbitrali gestiti, spesso, malissimo. Dallo scorso anno l’AIA ha provato a rendere più leggibile il mondo arbitrale e la gestione delle situazioni con l’introduzione di “OPEN VAR“, un format in onda su DAZN durante i post partita domenicali che avrebbe dovuto spiegare con chiarezza e onestà intellettuale gli episodi dubbi avvenuti durante la stessa giornata di Serie A.
Ma soffermiamoci meglio sulla parte riguardante “chiarezza e onestà intellettuale“, che è evidentemente spesso assente nella gran parte degli episodi più critici. L’introduzione del VAR aveva come scopo quello di migliorare in tutti i problemi spesso palesati anche a causa dell’errore umano che, per quanto a volte enorme, è in qualche modo compreso. Invece, troppo spesso si sono viste delle manie di protagonismo in cui, gli arbitri, di fronte ad un chiaro ed evidente errore spesso decidono di rimanere alla decisione di campo perché dal VAR – citando il regolamento – “possono solo raccomandare una revisione all’arbitro” e non quindi obbligarlo a rivedere.
Ma non solo. La disparità di giudizio di fronte ad episodi spesso molto simili, se non identici è un qualcosa che non fa altro che aumentare uno stato di confusione già fuori controllo. L’episodio più chiacchierato del momento è senz’altro quello del gol di Arnautovic ieri sera in Inter-Lazio. La contestazione? De Vrij ostruisce la visuale di Mandas durante il tiro dell’attaccante austriaco, poi finito in rete. Gran gol, ma è regolare?
Non si è fatta attendere la risposta dell’AIA in mattinata che, sulla difensiva, spiega come Mandas (che in uno scatto frontale si vede dover allungare il collo oltre la figura del difensore olandese per veder partire il pallone) non sarebbe comunque stato in grado di parare. I parametri poi da loro citati sono tre: portiere comunque fuori causa, attaccante (in questo caso difensore: De Vrij) lontano dal portiere, pallone lontano dall’attaccante. Sintetizzando, l’Associazione Italiana Arbitri ha dato ragione all’arbitro Fabbri: il gol era regolare e la posizione del nerazzurro non è punibile.
E qui si arriva alla tanto contestata disparità di giudizio. Il 19 aprile 2022 va in scena la semifinale di ritorno di Coppa Italia (andata terminata 0-0), Inter-Milan. I nerazzurri chiudono la prima frazione avanti 2-0, ma nel secondo tempo i rossoneri cambiano marcia e trovano il gol con Bennacer che calcia dalla lunga distanza ad un immobile Handanovic. Partita riaperta? No, perché il VAR ferma tutto e manda l’arbitro a visionare l’episodio: rete annullata. La motivazione è il fuorigioco geografico di Kalulu, che ostruisce la visuale del portiere nerazzurro durante il tiro.

L’episodio è incredibilmente uguale, ma l’ipotesi che “comunque non ci sarebbe arrivato” in questo caso non viene presa in considerazione. Piuttosto, il giorno dopo è stata resa nota l’assoluzione di Mariani da parte dell’organo arbitrale, valutando decisiva l’immagine in cui Handanovic sporge la testa per liberare la sua visuale dal difensore rossonero in fuorigioco. Dunque a cosa bisogna credere?
Se ognuno può interpretare il regolamento a modo proprio a cosa serve il regolamento in se? Confusione clamorosa. Ammesso e non concesso che l’arbitro prenda decisioni in contrapposizione con eventi e precedenti passati, perché non seguire la linea tracciata inizialmente? Sappiamo che gli errori sono umani e questo è accertato, ma indipendentemente da ciò, l’AIA non può sempre difendere i propri arbitri a spada tratta nonostante l’evidenza.
L’ammissione di colpa è – e deve essere – sempre reputata come una cosa positiva, perché ci si rende conto dell’errore (o orrore in certi casi) e si lavora per far si che non si ripeta. La continua presa di posizione e giustificazione di errori lampanti non aiuta ne chi li commette, ne tantomeno tutti gli addetti ai lavori che li subiscono, rendendo impossibile loro l’interpretazione. Perché se una volta è zuppa e la volta dopo pan bagnato, si continueranno a creare situazioni e polemiche di volta in volta peggiori che hanno altissime probabilità di portare ad altre prese di posizione sconsiderate come queste.
La credibilità continua, di settimana in settimana, a crollare a picco e queste situazioni non fanno altro che aumentare le critiche. L’attenzione degli appassionati si distoglie dalla bellezza del gioco e si focalizza solo sull’ira fomentata dall’incomprensione e dalla confusione, portando addirittura gli allenatori a citare “retropensieri” o “favoritismi” nei confronti delle altre squadre. Serve un esame di coscienza urgente in via Campania 47, prima che sia troppo tardi.


