L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga intervista ad Aldo Dolcetti, storico collaboratore di Massimiliano Allegri, che però il tecnico toscano non ha portato con sè al Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni.
Le parole di Dolcetti
«Ho cominciato con Allegri alla Juve, nel 2014. Per cinque anni sono stato il suo primo collaboratore sul campo. Dal 2021, dalla seconda volta alla Juve, sono diventato il coordinatore delle varie attività, inclusa l’area video e analisi. Nel primo quinquennio alla Juventus abbiamo allenato squadre di altissimo livello, grazie anche alla società, alla lungimiranza del presidente Andrea Agnelli. Quando siamo ritornati, sia alla Juve sia al Milan, le squadre non erano così buone come sostenevano i tifosi e la critica.
Alla Juve è successo che è successo, al Milan abbiamo trovato una società in cerca di stabilità. L’anno scorso ci siamo ritrovati a dover vincere per forza le ultime due partite, una cosa inammissibile. Siamo stati a lungo in alto, abbiamo fatto un bel lavoro, ma lo abbiamo distribuito in malo modo. Se nelle ultime dieci giornate perdi per sei volte, vuol dire che qualcosa piano piano è sfuggito».
Dolcetti su Allegri
«Un grandissimo, un top internazionale, anche se all’estero non ha mai voluto allenare. Capisce i giocatori, sa metterli nelle migliori condizioni per farli rendere al massimo. Non si pone davanti a loro, non costruisce un modello di gioco in cui imporre qualcosa. Lascia libertà espressiva. Il suo calcio è libero, aperto e pragmatico. Punta a vincere e a rivincere. Io penso che i problemi siano iniziati con la stupida contrapposizione tra giochisti e risultatisti, montata come una specie di guerra tra il bene e il male, una questione ideologica.
Max non vuole fare spettacolo per lo spettacolo, e ha ragione. Gli rimprovero soltanto un difetto di comunicazione. Non è riuscito a “vendere” nel modo giusto i suoi successi, le sue imprese. Ha sempre minimizzato, quando avrebbe dovuto fare un po’ di marketing della vittoria. Sul piano tecnico, tra Allegri e Ancelotti non ci sono tutte queste differenze, ma loro vengono percepiti in modo diverso. A Max è stata appiccicata una etichetta scorretta ed è difficile togliersela di dosso».


