A due giorni dalla splendida vittoria della Supercoppa Italia, il Milan sente la possibilità di svoltare, finalmente, la stagione. Un risultato così prestigioso, come il trofeo appena alzato, dopo aver battuto Juventus e Inter, potrebbe dare il giusto spirito alla squadra. La rimonta in classifica è ancora possibile, visto che squadre come Lazio e Fiorentina hanno rallentato, dunque il quarto posto non è un miraggio, ma il rischio fino a qualche settimana fa era alto.
Sappiamo bene come si è arrivati a questo: il passaggio di consegne da Pioli a Fonseca è stato disastroso. Il portoghese non è riuscito a creare un rapporto con i giocatori, il Milan di Fonseca, infatti, era una squadra scollata e inconcludente. Troppi punti buttati via, troppe partite sbagliate, troppe delusioni. La classifica è ancora quella lasciata dall’ex Lille: 8 posto e soli 27 punti conquistati nel girone d’andata. Non ci fosse stato il trofeo appena sollevato da Conceicao, l’umore sarebbe sotto i piedi. Com’è possibile che il neo arrivato sia riuscito a portare a casa un risultato così prestigioso dopo sole due partite?
DA FONSECA A CONCEICAO: LE TRE MOSSE CON LE QUALI IL TECNICO SI E’ PRESO IL MILAN (E I GIOCATORI)
La prima mossa chiave di Sergio, è sicuramente tattica: si è passati dal gioco posizionale, fatto di fraseggi, riconquista e consolidamento del possesso palla, ad uno schema molto più semplice e probabilmente efficace, ovvero il gioco in verticale. La squadra è messa in campo in maniera diversa, ma soprattutto ha delle idee diverse. Una volta recuperato il pallone, si va alla ricerca dei calciatori liberi per provare a ripartire subito. Con e senza il pallone, si aggredisce lo spazio libero per fare male all’avversario quando è impreparato. Le posizioni medie della squadra variano in base a chi si affronta. Questo nuovo Milan prova ad essere camaleontico, prova a creare pericoli, in maniera diversa, chiunque affronti. Ad esempio, contro l’Inter in finale, la difesa era molto alta, ed a parte l’errore di lettura nel gol di Taremi, stare così alti era possibile, vista l’assenza di uno come Thuram, che chiaramente è più difficile da affrontare. Stare bassi per 90′, avrebbe schiacciato la squadra,facendola soffrire, impedendogli di ripartire.
Le caratteristiche dei giocatori, poi, richiamano proprio questo: le ripartenze letali. Lo sa bene Stefano Pioli, che nel 2022 ci ha vinto uno scudetto, e probabilmente lo avrà anche suggerito al nuovo tecnico. Theo, Leao, Pulisic, Morata, Abraham, così come Reijnders, sono giocatori da ripartenza. Il gol del 2-2 ne è la prova: Theo è ripartito, imbeccato da Leao, alla velocità della luce, ed ha fornito l’assist per Pulisic. Con Fonseca questo non si verificava più. Il terzino francese non era più libero di andare e Leao non aveva più la sovrapposizione fatta coi tempi giusti del miglior terzino sinistro del mondo. Ora è diverso…
La seconda mossa, riguarda invece la parte gestionale: Conceicao gestisce le risorse in maniera onesta, mettendo tutti al centro del progetto. L’ex Porto, probabilmente con un bagaglio di esperienza diversa alle spalle, è consapevole che i giocatori forti, i leader tecnici, coloro che ti fanno vincere le partite, devono stare al centro di tutto. Vero che le regole sono le stesse per tutti, ma i calciatori non possono essere trattati tutti allo stesso modo. Con Fonseca troppe vicissitudini, frizioni, errori. Troppi disturbi ad un ambiente già poco sereno di suo, che è finito per deprimersi e a brancolare nel buio. Sono tornati al centro del progetto giocatori importanti Tomori, Abraham, e la prima citata ‘Theao’. Ora si proverà a remare dalla stessa parte, con un condottiero diverso. Sicuramente più esigente, evidentemente più pronto ed empatico.
La terza mossa riguarda la comunicazione. Sin dal suo arrivo Sergio Conceicao ha mostrato un approccio totalmente diverso. Il classe 1974 non lascia spazio ad altre idee. Va dritto per la sua strada e non apre a discussioni. E’ schietto, è trasparente. Ha immediatamente detto che non è a Milano per farsi dei nuovi amici, ma per ottenere dei risultati. In due partite ci ha dimostrato che è vero. Ha recuperato i giocatori chiave, ha tranquillizzato l’ambiente, e lavora con serietà. In conferenza, poi, non sbaglia niente, anche con la febbre. Dal primo momento ha fatto breccia nel cuore dei tifosi, con la sua frase sul tiki taka: “Per me tiki taka è fare gol: c’è una porta dove segnare ed un’altra dove non prenderlo“. Ha immediatamente cancellato i mesi precedenti e fatto tornare la squadra a dettami tattici più semplici e che rispecchiano maggiormente le loro caratteristiche. Anche fisicamente ha comunicato qualcosa: gli abbracci con Theo, le parole su Leao, gli incoraggiamenti nel secondo tempo di Juve-Milan a Emerson. E’ tutto così diverso, in così poco tempo…
Ora c’è molta attesa per la prima a San Siro, contro il Cagliari. La corsa Champions ha dato ai rossoneri una seconda chance, che il tecnico, con ogni probabilità, non vorrà perdere. E tutti, ma proprio tutti, saranno obbligati a remare con lui. Ma con una presentazione così, chi si permetterebbe di non farlo?


