Due partite diverse, un sapore simile. Il derby di ritorno si chiude tale e quale a quello d’andata. Un 1-0 molto “allegriano” che permette ai rossoneri quantomeno di sognare una rimonta, finché non sarà la matematica a dire il contrario. Un 1-0 però, quello di ieri sera, molto diverso dall’1-0 di fine novembre. Tatticamente non si è visto lo stesso Milan attendista per tutti e 90 i minuti, si sono visti spezzoni interessanti in un’altra chiave.
Derby: la chiave tattica dei primi 45’
Alla vigilia chiunque avrebbe scommesso su un Milan attendista fin da subito. Del resto, è ciò che la squadra di Allegri ha sempre mostrato in questa stagione. Invece, fin dal calcio d’inizio, le indicazioni della panchina sono rivolte al pressing e a stoppare sul nascere la manovra nerazzurra. Qualcosa che Leao e compagni hanno compiuto molto bene nella prima metà, concedendo solamente un’occasione importante a Mkhitaryan. Questo approccio stava per fruttare il vantaggio già nei primissimi minuti quando Modric, su intercetto di Pulisic, spedì sul fondo. Dunque, un ottimo rendimento in entrambe le fasi.
Derby: un’alternativa per il futuro
E chissà che questa mentalità non possa essere il preludio di un Milan più completo, specie in vista della prossima stagione. Se, come suggerisce la classifica, il Diavolo giocherà la prossima Champions League, sarà vitale avere un piano B. Perché se in Italia il blocco basso funziona, in Europa potrebbe non bastare. Per ragioni di ritmo, di fisicità e di una qualità superiore delle corazzate europee. Dunque sarà necessario un Milan polivalente, un Milan che sappia pressare quando serve e difendersi quando deve. In poche parole, più europeo.


