L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga intervista all’ex centrocampista Samuele Dalla Bona, che ha raccontato la sua carriera tra cui la stagione 2002/2003, vissuta al Milan che lo prelevò dal Chelsea: “Panucci e Ranieri mi avevano avvertito di non tornare in Italia. Nel 2001 rifiutai un’offerta del Venezia e il club mi mise fuori rosa. Dopo due mesi Claudio mi reintegrò, ma a fine stagione lasciai. Ci penso ancora oggi: sarei dovuto restare lì a vita. Braida mi anticipò alle 11 che sarebbe stato a Stamford Bridge per Chelsea-Fulham. Spinto dalla famiglia, dall’agente e dagli amici, accettai il Milan“.
Dalla Bona spiega: “La sfida col Real, giocata da titolare al Bernabeu, mi segnò. Giocai un tempo, e male. Ancelotti mi schierò esterno destro, di fronte avevo Roberto Carlos che andava a tremila. Presi un giallo dopo un quarto d’ora e poi uscii. Era un test. Se l’avessi passato, allora ok, avrei continuato. Purtroppo, il calcio italiano è questa roba qui. Vieni giudicato subito. Vidi la finale con la Juve dalla tribuna. Ricordo una discussione tra Inzaghi e Sheva durante la rifinitura, si presero a male parole. Maldini si avvicinò e gli disse di fermarsi. Un capitano vero, mi ha sempre messo un po’ di soggezione, dico la verità. Pippo, invece, era un cannibale: prima della finale provò i movimenti da solo in un campo da golf“.


