L’edizione odierna de Il Corriere dello Sport ha realizzato una lunga intervista ad Alessandro Costacurta. Di seguito le dichiarazioni dell’ex difensore del Milan.
Costacurta sulla sua carriera al Milan
“663 presenze, hai detto niente? È un dato che mi lusinga. Sono dietro a icone come Maldini e Baresi, parliamo di due tra i primi venti nella storia del calcio mondiale. È altrettanto vero che ne precedo altre, di leggende. Rivera su tutte. Seicento e passa partite nonostante i miei limiti. Di testa non ero forte e avevo il pe’ nde ghisa, il piede di ferro, come si dice dalle mie parti. Però ero veloce e sapevo leggere le situazioni, anticipavo le giocate degli altri. Arrivai al Milan nel momento migliore. Ho avuto fortuna. Paolo e Franco c’erano cresciuti, la maglia addosso a 16, 17 anni“.
“Sono durato a lungo nonostante ogni anno arrivasse qualcuno forte. Nesta, Cafu, Stam. Anche a 35 anni riuscivo a ricavarmi degli spazi. Filippo Galli? Era forte, l’hanno fregato gli infortuni. Avevamo fatto il settore giovanile, lui è un po’ più vecchio di me. Quando Sacchi arrivò la prima cosa che mi disse fu questa: ‘Billy, tu non guardare Franco e Paolo, guarda Filippo. Osserva come riesce a stare con loro pur non possedendo le stesse, straordinarie doti’. Da quel momento Pippo divenne il mio idolo, il principale riferimento. Per applicazione, concentrazione, attenzione, un modello“.
“Filippo, dopo Sacchi, è stato fondamentale. Loro mi hanno protetto e in fondo hanno corretto i miei errori così come in campo facevano Maldini e Baresi. Arrigo mi ha fatto capire dove e come sarei migliorato se l’avessi seguito. All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali. Sistema il piede così, aggiusta la tua posizione sull’attaccante, di fianco, non dietro. In precedenza nessuno mi aveva insegnato a stare in campo, nemmeno il magnifico Liedholm. Il resto l’ha fatto Capello, lavorando sulla mentalità, sulla costanza“.
Costacurta sugli allenatori
“Chi il migliore di sempre? “Carlo. Carlo (Ancelotti, nda) e poi Pep i più grandi. Subito dietro Cruijff che il calcio l’ha cambiato. E Arrigo. Sacchi ha provocato un autentico terremoto, è stato l’ispiratore del Rinascimento del calcio, e non solo di quello italiano, Arrigo è la figura-chiave, Leonardo Da Vinci. Allegri fuori dai dieci? Non è nei primi cinque. Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, la sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere“.
“Non esistono squadre che non abbiano affrontato momenti difficili, ne ha avuti parecchi anche il mio Milan migliore. Allegri è uno che ti dà tante tracce da seguire. Milan da scudetto? Secondo me, no. Ha la coperta corta. Se riesce a restare compatto può fare risultato. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso“.
Costacurta su Leao
“Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora, da quando aveva diciannove anni e qualcuno lo considerava un predestinato, un futuro Pallone d’oro. Insieme a tanti Palloni d’Oro io ho giocato, tutta gente che metteva il proprio talento al servizio della squadra. Leao… aspetta che voglio trovare l’aggettivo giusto… ecco, enigmatico. Leao è enigmatico. Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sè stesse. È uno showman. Nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace, perciò interessante. E poi Leao non è più un ragazzino, a giugno ne farà ventisette, non venti“, conclude Costacurta.


