L’Inter non scappa. A Como è il trionfo della concretezza di Max Allegri

Conta il risultato, come direbbe Allegri. Conta saper sopravvivere a una bufera di lago che può essere perfino più insidiosa di una di mare. Conta sapersi rialzare, ricordarsi di ringraziare sempre il portiere e cantare la Marsigliese quando segnano Rabiot e Nkunku. Inizia così l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport nell’analizzare la vittoria del Milan in quel di Como. Una partita che finisce con un successo largo ma soprattutto concreto, figlio della scaltrezza rossonera e della freddezza nei momenti chiave.

Il Como gioca, crea, colpisce due legni con Paz e mette in campo tutta la sua identità, ma non ha ancora la spietatezza delle grandi. Il Milan invece soffre, incassa, si adatta e poi colpisce. Così resta l’unica squadra a non far sembrare quella dell’Inter una vera fuga. Il secondo posto in solitaria viene confermato e il distacco da chi insegue aumenta. Allegri guarda alla Champions, certo, ma con il periscopio alzato anche sullo scudetto.

Il campionato si riequilibra con tutte le squadre allo stesso numero di partite e la quarta sconfitta del Como non allarga la zona Champions. Fabregas resta sesto, in corsa per l’Europa minore, ma dovrà riguardarsi questa partita per capire cosa manca alla sua squadra per il salto di qualità, come già emerso nei ko contro Inter e Roma.

Allegri cambia sistema, poi corregge: Rabiot trascina

Il Milan parte con una novità assoluta: il 4-4-2, mai visto finora in stagione. L’idea è chiudere le fasce con la doppia mandata, forse anche in risposta al campo allargato voluto da Fabregas. Ma la mossa non funziona. Le finestre rossonere restano aperte e dopo venti minuti Allegri ordina il ritorno al 4-3-3, allargando Leao e Saelemaekers per provare a sbarrare i corridoi esterni.

Tentativo solo parzialmente riuscito, perché Vojvoda e Van der Brempt a destra, Baturina a sinistra, continuano a creare pericoli. Tra i rientranti Modric e Rabiot è il francese a crescere col passare dei minuti, fino a prendersi la scena con una doppietta – la prima in carriera in trasferta – che mette il risultato in cassaforte.

Nkunku si vede quasi solo dal dischetto, con un rigore che rischia perfino di farsi respingere. Leao, tra i mugugni del pubblico, resta però decisivo: ogni azione offensiva è complessa, ma il suo tocco è fondamentale quanto delizioso nell’assist per il 2-1 di Rabiot.

Nella ripresa il Milan passa al 5-3-2, con Saelemaekers quinto a destra. Dopo il gol del sorpasso la manovra si scioglie, mentre il Como paga anche il calo fisico, inevitabile per una squadra che abbina qualità e grande lavoro atletico. Fabregas prova a rimescolare le carte inserendo Sergi Roberto e ridisegnando la squadra in una sorta di 3-3-3-1.

Il Como gioca, il Milan vince: scaltrezza ed esperienza fanno la differenza

Il Como è brillante quando riesce a sviluppare il suo sistema sugli esterni, cercando la superiorità per superare l’aggressività e le coperture multiple del Milan. Costruisce dal basso a tre con Butez al centro per attirare la pressione, poi cerca il regista che si abbassa e gli esterni larghissimi. Quando passa per il centro, trova in Paz il suo uomo più imprevedibile. È il migliore dei suoi, ma esce sconfitto dal duello con Maignan e da quello con palo e traversa.

Il Como vince la gara del possesso, dei passaggi e delle riaggressioni. Ma sono dati parziali. Alla fine contano la scaltrezza del Milan e l’esperienza dei suoi leader. Dal 2005 i rossoneri non infilavano una serie di 19 risultati utili consecutivi. E l’Inter, lassù in vetta, continua a non sentirsi libera e tranquilla. Perché questo Milan, anche quando soffre, sa sempre come sopravvivere alla tempesta.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Tiziano Ballabio / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Tiziano Ballabio / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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