Conceicao, grinta e passione. La netta rottura con le idee di Fonseca ed il recente passato

Nella mattinata di ieri sono arrivate le prime parole di Sergio Coinceicao come nuovo allenatore del Milan. Bisogna, però, obbligatoriamente fare una premessa. Chi vi parla non ha mai stimato particolarmente Paulo Fonseca come allenatore. Non andava preso in estate e, almeno a mio parere, doveva e poteva essere esonerato molto tempo prima. Poi, però, c’è l’uomo, ci sono certi valori da rispettare e un’etica da cui non si può assolutamente prescindere. Quanto andato in scena domenica sera prima e dopo Milan-Roma è stato l’ennesimo esempio di una proprietà di speculatori che ancora non ha capito come si deve fare calcio in Italia e non ne azzecca una dal punto di vista comunicativo. Ma anche di una dirigenza di dilettanti allo sbaraglio e senza esperienza. Paulo Fonseca, pur con tutti i suoi limiti tecnici, ha dimostrato di essere un uomo con la “U” maiuscola, si è sempre preso le proprie responsabilità davanti alle telecamere, e lo ha fatto solo lui per tutti, è stato lasciato solo, ma non ha battuto ciglio, ha lavorato con grande dignità e umanità e, anche nella sua ultima serata/nottata da allenatore del Milan, ha dimostrato un’eleganza e uno stile che evidentemente altri non hanno e che non si negozia e non si compra al mercato. Auguro il meglio per il prosieguo della carriera a Fonseca e spero possa dimenticare in fretta quanto di paradossale gli sia successo in questi sei mesi di Milan. Bene, ora passiamo a Sergio Coinceicao e analizziamo con attenzione alcune delle sue dichiarazioni rilasciate ai giornalisti durante la sua prima conferenza stampa da allenatore rossonero e il lavoro arduo che gli aspetta.

Coinceicao e le montagne russe da scalare

Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Chi vi parla crede fermamente che bisogna combattere e denunciare apertamente le malefatte di questa società e dirigenza e che, finché ci sarà questa gente a decidere le sorti del Milan, vivremo anni bui. La contestazione ad oltranza è l’unica arma per colpire chi non vuole il bene del Diavolo, smuovere sempre più animi e cuori rossoneri e magari arrivare all’obiettivo di ritrovarsi, forse un giorno, con altri proprietari ed altri dirigenti (il ritorno di Paolo Maldini è un sogno che purtroppo difficilmente si avvererà). Anche per questo motivo, purtroppo, penso che lo stesso Sergio Coinceicao potrà far poco per risollevare le sorti di questo Milan derelitto e senza un’anima. Lo dice il suo contratto, pressoché simile a quello di Fonseca e con la possibilità unilaterale, da parte del Milan, di decidere se continuare o meno il rapporto professionale. Lo dice, però, anche una dirigenza che, così come fatto con Fonseca, difficilmente appoggerà a spada tratta il nuovo allenatore, spesso lo lascerà solo e non gli darà alcun tipo di supporto tecnico e istituzionale, davanti e lontano dalle telecamere. Detto questo, però, Sergio Coinceicao ha sicuramente più carte nel mazzo, rispetto al suo predecessore, per farsi amare dai tifosi del Milan, per essere un condottiero che va contro tutto e tutti, per far rinsavire l’orgoglio del popolo rossonero. Si intuisce dalle sue parole in conferenza stampa, ma anche e soprattutto da quanto fatto vedere da lui in carriera fin qui. Coinceicao ha grinta e carattere da vendere, non si farà mezzo scrupolo a rivoltare lo spogliatoio come un calzino se le cose non dovessero piacergli, ha la credibilità per usare il pugno duro ed essere quel Sergente di ferro che al Milan serve come il pane e serve soprattutto a causa di una dirigenza assente e poco incline alle parole, anche quando servirebbero. Insomma, un po’ come fatto da Mourinho a Roma, mi aspetto di vedere un condottiero che spinga tutti dalla sua parte e crei un’unità di intenti, con calciatori e tifosi che remino tutti all’unisono dalla stessa parte a lottare contro i mulini a vento.

Da Fonseca a Coinceicao, il Milan cambia rotta

Milan: Paulo Fonseca (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Paulo Fonseca (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Passando alle idee tattiche e a quello che vedremo in campo, invece, Coinceicao nelle sue prime dichiarazioni da allenatore del Milan è stato abbastanza chiaro. Sono tre quelle che mi hanno particolarmente colpito: “Il calcio è semplice, c’è una porta in cui si segna e l’altra in cui non si devono subire gol”; “Il calcio dominante per me sono i risultati”; “Il Tiki Taka per me è metterla dentro”. Qualcuno, sentendo queste frasi, avrà sicuramente un po’ pensato ad un Max Allegri in salsa portoghese, qualcun altro, invece, avrà capito che al Milan si cambia e lo si fa radicalmente e senza mezzi termini rispetto al passato. Rispetto alla “Dominancia” e il calcio propositivo, fatto di possesso palla, difesa alta e voglia di dominare l’avversario, proposto almeno nelle intenzioni da Paulo Fonseca, ma anche rispetto all’ultimo Stefano Pioli, quello poco umile della difesa aggressiva fino a centrocampo, il baricentro altissimo e la squadra praticamente spaccata in due, con pochissimi uomini che difendevano e tanti che attaccavano. La musica a Milanello cambierà e Coinceicao dovrà essere bravo a farla cambiare in fretta. Il Milan che vedremo sarà un Milan più di lotta che di governo, più italiano che europeo, più grintoso, di cuore e passione, che bello, con più concretezza e meno fronzoli, più di ripartenza e contropiede, con transizioni veloci da una parte all’altra del campo, che di possesso palla e dominio dell’avversario. Un’inversione di tendenza netta rispetto a Fonseca e Pioli, ma anche rispetto al Milan berlusconiano. Con sei mesi di ritardo, almeno secondo il parere di chi vi scrive, avremo una squadra che giocherà in maniera molto più consona alle caratteristiche dei propri calciatori, che ha bisogno di equilibrio e sostanza, di difendere bassa e ripartire veloce e letale con i suoi uomini da contropiede (da Leao a Theo Hernandez, da Morata a Pulisic e Chukwueze). E, come detto da Coinceicao, poco importa quale sarà il modulo di partenza (442, 4231, 433), importa solo lo spirito e la voglia che i calciatori decideranno di mettere in campo.

 

 

Lino Dimitri
Lino Dimitri
Giornalista 35enne, Carmelo Dimitri è iscritto all'ordine dei Pubblicisti dal 2012. Dal 2010 collabora, a vario titolo, e scrive per diverse testate online, nazionali e non. Si occupa di Milan dal Settembre del 2011 e segue il calcio da quando era piccolissimo. Le sue più grandi passioni sono il calcio, il Milan e la scrittura. Attualmente è editorialista di punta nella redazione di MilanPress.it.

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