Chukwueze: “Mi sento rinato. Io, Pulisic e Leao siamo perfetti insieme. E vorrei Osimhen al Milan…”

Samuel Chukwueze, superstar della tournée americana del Milan, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Queste le dichiarazioni più interessanti del nigeriano.

Si sente felice ora: “Sì, la cosa più importante è avere persone che ti danno fiducia. Il Milan è una famiglia, non una squadra. Facciamo tutto insieme. Io, Yac, Okafor, Fikayo, Ruben, Cala che è il capitano e vorrei sempre con me. Parliamo di vita, anche delle cose che vanno male“.

Il rapporto con i soldi: “Se fossero stati un problema, avrei firmato in Arabia Saudita. Un anno fa mi volevano. La mia mente era settata solamente sul Milan. Il mio agente me lo diceva: ‘Ehi, guarda che ci sono questi soldi…’. Ma io no: ‘Non voglio andare da nessun’altra parte’. Allora si è arreso. Quei soldi se verranno, verranno. La cosa più importante adesso è credere in me stesso, sono ancora giovane, voglio farcela, devo restare in Europa“.

Un giocatore diverso con Fonseca: “Sì, il mister mi dà fiducia. Ora devo dimostrare che sono da Milan. Penso sia il mio momento. Mi ha detto solo una cosa: ‘Samuel, non voglio vedere il Chukwueze dello scorso anno. Voglio quello del Villarreal’. E io: ‘Ok, no problem’. È come se fossi rinato. Sono un giocatore nuovo“. 

Nessun rapporto complicato con Pioli: “Sono arrivato tardi, a fine luglio, era un po’ difficile convincerlo, chi giocava nella mia posizione segnava. Tutti siamo umani, anche io volevo giocare, ma gli allenatori sono prudenti, è normale. Ho avuto un buon rapporto con Pioli, è un uomo fantastico e un bravo allenatore ma è questo il calcio“. 

La trequarti con Leao e Pulisic: “Ah, per me è perfetta. Rafa è veloce, Pulisic dribbla e segna, io posso fare uno-due. Se raddoppiano Rafa, poi devono marcare noi. Chi più veloce tra me e Leao? Senza palla, lui. Con la palla, io. Leao è un to 3 in Italia, e tra gli altri due c’è il mio amico Osimhen, che spero resti in Italia“. 

Un desiderio su Osimhen: “Vorrei chiudere gli occhi, riaprirli e vederlo qui al Milan. Gli dico sempre: ‘Sicuro che non vuoi venire?’. E lui: ‘Samuel, sai che è difficile…’“. 

Il suo obiettivo sottoporta: “Voglio battere il mio record di sei in campionato“. 

Com’è Ibrahimovic: “È durissimo, mamma mia. Però un bravo ragazzo: è duro nel business, sempre diretto. Mi dice: ‘Chuk, ci aspettavamo che segnassi…’. E poi, quando segno: ‘Ah, finalmente, ma dovevi segnarne due. La prossima volta non scherzare davanti alla porta’“.

Morata da avversario: “Forte. Attacca lo spazio, fa assist, lavora duro e conosce la A più di me. Per noi esterni, è perfetto“. 

Grosse speranze su Camarda: “Per me è speciale. È giovane, è forte ma deve continuare a lavorare, dimenticare l’hype e spingere forte. È molto intelligente, se continuerà a lavorare diventerà uno dei migliori attaccanti al mondo, credetemi“. 

Un amico speciale: “Adli è il mio fratello francese. Yac mi ha spiegato quello che dovevo e non dovevo fare a Milano. Se ho problemi, chiamo lui. Yac è unico“.
 

Il suo torneo in Nigeria: “Lo faccio da tre anni perché sento che devo fare qualcosa per Umuahia, la mia città. La mentalità è che, se ce la fai nella vita, devi tornare a fare felice la gente. Il torneo è a otto squadre, sei contro sei. Io prendo le maglie di otto squadre, quest’anno Milan, Psg, Dortmund, Barcellona… Quelle del Milan me le dà la società, le altre sono un po’ originali, un po’ no, in Africa non è facile trovarle“. 

La squadra perfetta per il torneo: “Maignan in porta. Thiaw e Tomori dietro. Reijnders e Musah in mezzo. Rafa davanti. Di un’epoca? Ok, Kakà. E’ il mio preferito di sempre ma non l’ho mai conosciuto. Se un giorno viene a San Siro, mollo tutto e vado a vederlo“.

Ricardo Kakà
Ricardo Kakà

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress