La notizia delle ultime ore è che la pista che porta a Markus Krösche si sta complicando seriamente. L’Eintracht Francoforte non ha alcuna intenzione di privarsi del dirigente che ha contribuito a costruire una delle realtà più solide e competitive del calcio tedesco, e quello che fino a pochi giorni fa veniva considerato il profilo ideale per guidare la nuova area sportiva rossonera rischia oggi di trasformarsi nell’ennesima trattativa destinata a non andare in porto. Il problema, però, non è Krösche. Il problema è che il Milan si trova in questa situazione dopo aver già ufficializzato Ruben Amorim come nuovo allenatore.
Una gerarchia completamente ribaltata
È qui che emerge la nuova, insistente contraddizione del club. Da settimane il Milan raccontava la necessità di ricostruire la propria struttura sportiva, individuando nuove figure dirigenziali e ridefinendo competenze e responsabilità dopo una stagione che aveva evidenziato limiti evidenti nell’organizzazione del club. Sembrava logico immaginare un percorso lineare: prima il direttore sportivo, poi l’allenatore. Prima chi deve costruire il progetto, poi chi deve portarlo in campo. Invece è successo l’opposto. Amorim è stato scelto e annunciato dalla proprietà mentre il tassello più importante della dirigenza resta ancora mancante. E adesso chiunque dovesse eventualmente arrivare – Krösche o un altro profilo – si ritroverebbe un allenatore già deciso, un progetto già impostato e margini inevitabilmente ridotti nella scelta più importante di tutte.
Un film già visto, senza (titoli di) testa o coda
È forse questo l’aspetto che inquieta maggiormente una parte della tifoseria. Perché il Milan sembra continuare a ripetere gli stessi errori che avevano accompagnato la separazione da Paolo Maldini due anni fa. Anche allora venne smontato un assetto senza che esistesse una struttura alternativa già pronta a sostituirlo. Anche allora si parlò di processi, modernità e governance evoluta. Oggi, però, dopo mesi trascorsi a spiegare che il club avrebbe dovuto ripartire da una direzione sportiva forte e definita, ci si ritrova con un allenatore già al suo posto e con il dirigente che dovrebbe guidarlo ancora tutto da trovare. Naturalmente Amorim può rivelarsi la scelta giusta e il Milan può costruire una stagione vincente. Da tifosi è l’unico scenario che si può augurare. Ma una cosa resta difficile da comprendere: come possa essere considerata programmazione una sequenza di decisioni che continua a procedere esattamente al contrario di come dovrebbe.
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