Le tempistiche della giustizia italiana finiscono per incidere anche sul mondo del calcio. Uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni riguarda il ricorso presentato dal Milan al TAR dell’Emilia-Romagna contro l’ordinanza del sindaco di Bologna Matteo Lepore, che nell’ottobre 2024 aveva disposto la sospensione della partita Bologna-Milan a causa dell’alluvione che aveva colpito la zona nei giorni precedenti al match. Un ricorso che verrà discusso a distanza di un anno e mezzo dai fatti.
Udienza fissata per maggio 2026: oltre 500 giorni dopo il ricorso
Come riportato da Calcio e Finanza sulla base di documenti ufficiali, l’udienza per la discussione nel merito del ricorso è stata fissata per il 13 maggio 2026, ovvero 564 giorni dopo gli eventi e 518 giorni dopo il deposito dell’istanza da parte del club rossonero, con il magistrato relatore ancora da assegnare.
Nel dicembre 2024, annunciando il deposito del ricorso, il Milan aveva spiegato come la decisione del sindaco dovesse essere considerata “iniqua, incoerente e priva delle opportune e fondamentali giustificazioni, tenuto conto che in quei giorni erano state organizzate altre manifestazioni sportive a porte chiuse”.
Secondo la società rossonera, il provvedimento del primo cittadino di Bologna aveva escluso qualsiasi possibile alternativa allo svolgimento dell’incontro nella data programmata, impedendo non solo l’ipotesi della partita a porte chiuse ma anche quella dello spostamento in un altro stadio. Nelle motivazioni del ricorso, il club aveva sottolineato come nell’ordinanza non fosse presente alcun riferimento alla ragione per cui l’unica soluzione ipotizzabile per fronteggiare il rischio fosse rappresentata dalla cancellazione totale dell’evento.
“Il Club rossonero è convinto che il ricorso sia un atto dovuto e responsabile nei confronti di una decisione che ha già generato ripercussioni sull’andamento del campionato e che costituisce un pericoloso precedente”, aveva spiegato il Milan, aggiungendo come il rinvio abbia creato danni materiali e sportivi, tangibili e intangibili, di rilevante entità.
All’epoca, inoltre, la società aveva sottolineato come l’intenzione fosse quella di devolvere a Fondazione Milan, per avviare iniziative benefiche a favore della comunità locale, eventuali cifre che venissero riconosciute a titolo di risarcimento per i danni subiti.


