Jonathan Biabiany ricorda le visite mediche al Milan, bloccate da un sospetto cardiaco. Il francese si racconta alla Gazzetta dello Sport.
LA PAURA DI MORIRE
«Mi voleva anche Lippi al Guangzhou, ma dopo aver parlato con Inzaghi era tutto fatto, comprese foto con sciarpa e maglia di allenamento rossonere: infatti Galliani fece l’inferno, perché sapeva che stava saltando tutto. Il rifiuto di Zaccardo non c’entrava nulla, andava nascosto il mio problema di salute: aritmia cardiaca. Ero sulla cyclette e mi guardavano strano, poi restano lì a parlare tanto e il mio procuratore mi fa: ‘Che c… hai al cuore?’. Zero sintomi, ma lì ho avuto paura. Non di non poter giocare più: anche di morire, sì».
«Per l’idoneità andai a Boston, dove il professor Baggish mi disse le stesse cose del professor Carù: ‘Tornerai a giocare, ma gli esami saranno duri’. Un’ora di corsa veloce in salita sul tapis roulant, scesi e dissi: ‘Se non sono morto oggi, non posso morire sul campo’. Quello del Milan, ancora più tosto: cuore al massimo con le scosse elettriche entrando da un’arteria. Me lo sentivo in gola e pensai: ‘Ora esplode’».


