Franco Baresi è stato intervistato dal Corriere della Sera per parlare del suo nuovo libro. Queste le dichiarazioni più interessanti dello storico capitano rossonero.
Un piccolo riassunto dell’opera: “Quando uno smette di giocare deve indossare un abito nuovo e adattarsi. Ho provato a raccontare questo percorso, fatto di viaggi, incontri e emozioni“.
Su Camarda: “Oggi è un altro mondo, nel quale i giovani non si focalizzano solo su una passione: per noi dopo la famiglia e la scuola c’era solo il pallone. I ragazzi oggi sono più svegli, ma hanno più pressioni e aspettative: devono essere bravi a non farsi schiacciare. E lui è un ragazzo molto regolare ed equilibrato“.
Il rapporto con Rivera: “Un uomo straordinario per la sua semplicità: a 18 anni a Milanello mangiavo con lui e Bigon. Mi ha sempre tutelato“.
Il Totonero: “Ero stupito, non avrei mai pensato ci fossero questi raggiri. È stato un momento di buio: capii che dovevo stare molto attento a chi mi circondava. Ci voleva una corazza“.
La sua crescita con Liedholm: “La mia infanzia mi ha portato a essere sempre pacato, felice quando le cose vanno bene ma consapevole che la strada è sempre lunga. Nel 1984 con Liedholm e il passaggio alla difesa a zona cominciai a capire la mia ascesa: quel gioco me lo sentivo addosso, la mia mente era portata al futuro, a un calcio più offensivo e organizzato“.
La vittoria del Milan di Fonseca contro il Real Madrid: “È stata una gran vittoria e noi al Bernabeu non ci eravamo riusciti. Ma passammo nelle sfide da dentro o fuori e il peso era un po’ diverso“.
L’amicizia con Berlusconi: “Abbiamo avuto un rapporto molto bello: era attento all’atleta, ma anche alla persona. E ritirare la maglia numero 6 fu qualcosa di mai visto prima“.
Mai avuto discussioni con gli allenatori: “Come avrei potuto? Non ho mai avuto problemi con nessuno, forse perché poi li ho fatti vincere…Il leader è sempre un uomo semplice: deve avere coraggio, essere ambizioso ma leale e coerente nei comportamenti, per mettere a proprio agio tutti“.
Allenato solo i giovani: “Anche se penso che avrei potuto allenare anche i grandi, ma quella di rimanere al Milan è stata una scelta di vita. Coi ragazzi ci intendevamo, ci divertivamo. Ho vissuto e capito l’emozione che ti dà vincere da allenatore. Forse è più forte di quella da calciatore. È più completa“.
Il calcio di oggi con i suoi continui trasferimenti: “Il calcio è cambiato, io non ho nemmeno mai avuto un procuratore. Restare al Milan era una cosa naturale. Avrei potuto guadagnare di più? Sì, ma ci si pensa sempre dopo. Certo oggi le cifre che girano sono molto diverse“.



[…] Baresi was interviewed by Corriere della Sera to talk about his new book and they asked him questions on a number of topics, with his comments relayed by MilanPress. […]