Lo ha detto Pep Guardiola, lo ripete Paulo Fonseca in conferenza stampa: “Affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista? Capisco perfettamente quello che Guardiola ha detto. Non so se sia proprio così, ma è una partita di sacrificio, impegno, atteggiamento. Lui dice così perché magari vai dal dentista una volta all’anno, ma io vado tante volte dal dentista qui e per me è quasi normale“.
L’allenatore del Milan sfugge alla domanda e la aggira simpaticamente. Con sacrificio, impegno, atteggiamento sembra quasi un’opera epica sfidare i nerazzurri in casa loro. Mentre la metafora terra a terra con il mestierante che tiene alla salute della nostra bocca, il tecnico del Manchester City vuol dire sapere come affrontare il dolore, ma poi pagare (tanto) a fine seduta magari con un sorriso, magari patendo le pene dell’inferno. Oltretutto, quando bussi dal dottore ti fai delle aspettative. Può essere che l’intervento faccia meno male di quanto previsto.
Vero, Guardiola lo ha pronosticato tempo addietro. Nel periodo che intercorre da quelle dichiarazioni alla vita odierna, l’Atalanta è diventata una big a tempo pieno ed è campione in corso dell’Europa League. Oggi è una serissima pretendente dello scudetto, da all-in (ora o mai più).
Ma se guardiamo la controparte rossonera possiamo chiederci: alla luce delle ultime partite, il Milan è obbligato a una visita dolorosa dal dottor Gasperini? Con il possesso palla costante rossonero, con l’attenzione alla fase difensiva e con la ritrovata lucidità sottoporta, il Diavolo deve obbligatoriamente diventare il cliente scomodo dell’allegoria. Con tutto il rispetto, Slovan Bratislava-Empoli-Sassuolo si sono rivelate buone prove per riprovarci in una sfida diretta al tricolore dopo la delusione contro la Juventus: “Crash test per la difesa? La squadra ora è fiduciosa in fase difensiva“. Parole di Fonseca.
Diamo per scontato un’altra volta l’ennesimo affondo fallimentare dei meneghini in questa stagione? Bene, in passato hanno portato fortuna. Vedasi gli esempi di Inter e Real Madrid. In trasferta, poi. Coincidenze?


