L’arrivo di Ruben Amorim al Milan ha fatto storcere qualche naso: difficilmente in Serie A un allenatore straniero ha fatto bene perché, con tutti i suoi problemi, il calcio italiano ha delle regole dettate dalla sua storia che spesso per chi non l’ha vissuto da vicino da sempre sono complicate da apprendere (e soprattutto modificare) nel poco tempo concesso.
Amorim e le parole rassicuranti
Queste problematiche in passato sono sorte soprattutto perché gli allenatori di altri paesi hanno sempre cercato di fare una rivoluzione fin da subito, un compito pressoché impossibile in un paese che anche in questi giorni con la questione nazionale ha mostrato che di cambiamento si parla tanto, ma alla fine tutto resta com’è.
Il tecnico portoghese appena arrivato in rossonero però sembra aver fatto un passo intermedio molto importante: essendo tifoso del Club fin da piccolo ha studiato la storia perché ha capito che è necessario guardare al passato prima di provare a cambiare qualcosa.
«Ho parlato con alcune persone del club. Questa è la cosa più importante adesso: capire in che tipo di club mi trovo e qual è la sua storia. Per me questa volta è stato più facile, perché sono tifoso del Milan da quando ero bambino, quindi conosco la cultura del club, la sua idea e la sua storia. Ma tutto questo appartiene al passato, mentre il nostro obiettivo è costruire un nuovo futuro. Dobbiamo capire che ci troviamo in un contesto diverso, vogliamo prenderci dei rischi puntando su alcuni giovani e vogliamo ricostruire. Si può dire che sia un rischio anche per l’allenatore, ma io preferisco correre questo rischio ed essere entusiasta di qualcosa di nuovo. E, ancora una volta, mi hanno scelto per una ragione, e una di queste è che mi piace affrontare squadre che stanno attraversando un momento difficile. So che è complicato, ma vogliamo ricostruire qualcosa».
Ora serve pensare al futuro
Fatte le prime riflessioni ora tocca all’impresa più ardua: riuscire a costruire un nuovo futuro con idee e principi diversi, anche se alcuni in realtà guardano al passato.
L’idea di sfruttare i propri giovani sembra rivoluzionaria nella Serie A di oggi, ma il grande Milan degli ultimi decenni del novecento aveva come base solida una serie di giocatori (Baresi, Maldini, Costacurta, Albertini e tanti altri) cresciuti nel settore giovanile.
Il grosso cambio sarà nel modo di giocare vita l’idea di calcio molto più spregiudicato e in cui si prendono tanti rischi, spesso criticato nel nostro paese, ma andrà tenuta d’occhio anche la comunicazione intorno ad Amorim e al Milan.
Chi prova a rivoluzionare in Italia non è quasi mai visto bene e la macchina del fango può partire al primo risultato negativo, per cui la società dovrà restare vicina al tecnico e aiutarlo perché il futuro non può programmarlo da solo.


