Ambrosini: “Atene? Non eravamo in un momento ottimale ma incontravamo l’avversario che ci aveva beffato due anni prima”

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E’ il giorno di Liverpool-Milan, il giorno del ritorno in Champions League dei rossoneri. Una sfida mai banale tra le due squadre che si sono affrontate soltanto due volte nella loro storia. Ma che storia. Gli unici due precedenti sono datati 2005 e 2007, precisamente Istanbul e Atene, due finali di Champions.

Dal sogno all’incubo. La seconda finale è quella che i tifosi rossoneri si ricordano con più piacere. La notte della rivincita. Ad Atene il Milan incontra di nuovo il Liverpool e, uno dei protagonisti di quella serata ma soprattutto di quella stagione, Massimo Ambrosini, ha raccontato le sue sensazioni alla Gazzetta dello Sport.

Cosa significa Atene? La Champions League, è chiaro. E poi vittoria, dolore, sofferenza, rivincita, rinascita e goduria. Ad Atene – ha detto Ambrosini – da un punto di vista tecnico e fisico non eravamo in un momento ottimale. Quel Milan aveva espresso il calcio migliore fino alla semifinale e alla finale non siamo arrivati al top. La sofferenza è stata figlia anche di questo. Siamo stati bravi a capirlo e a fare una partita gestendola molto. Abbiamo rischiato di prendere gol più di loro, è vero, ma siamo rimasti sul pezzo e poi siamo stati premiati anche dalla fortuna“.

Incontravamo – continua – l’avversario che due anni prima ci aveva beffato. C’era una gestione particolare della rabbia e della tensione. Ricordo in particolare l’arrivo di Berlusconi in ritiro. Lui è eccezionale nel portare ottimismo e anche un po’ di calma. Il suo approccio a un grande evento infonde sicurezza e prima di partite del genere serve parecchio. Le tre cartoline di quella serata? L’arrivo allo stadio, con la visione delle sessantamila persone dentro. L’entrata in campo. La coppa alzata verso il cielo”.

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