Due punti buttati a Torino, due punti buttati a Parma. Che due prove possano creare un caso è ancora presto per dirlo, ma il Milan di Massimiliano Allegri approccia per la seconda volta su tre una sosta dopo un pareggio che lascia l’amaro in bocca. Le gare contro Juventus e Parma hanno avuto sì un andamento diverso, ma il sentimento è comune: rammarico.
Parlando di prove che creano un caso, ce ne sono diverse che vanno affatto nascoste sotto la sabbia e piuttosto evidenziate. E no, non riguardano i singoli. Perché è la luna da dover guardare, non il dito.
I primi tempi al top, i secondi tempi…
C’è un dato forte che indica un certo squilibrio nelle prestazioni del Milan in questa stagione di Serie A, nonché il problema principale ad oggi e riguarda i numeri tra primi e secondi tempi.
Nella speciale classifica dei primi 45′, il Milan è primo in solitaria per punti che avrebbe conquistato: 21 (5 vittorie e 6 pareggi). A seguire i rossoneri c’è l’Inter con 20 punti e la Roma con 19. E nei secondi 45′? Per trovare il Diavolo bisogna scendere fino alla nona posizione con 15 punti (4 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte). In testa ci sono Napoli e Inter con 22 punti, seguite da Bologna, Sassuolo e Roma con 20.
Cosa può significare? Le motivazioni possono essere molteplici: calo d’attenzione, calo fisico e calo di ritmo. Per quel che si è visto a Parma, la sensazione è che la squadra abbia abbassato la percezione del pericolo nell’area di rigore, nonché il ritmo, non riuscendo a tenere quello proposto dai ragazzi di Cuesta. Contro il Pisa, invece, il peccato originale era stato un abbassamento del baricentro e una passività esagerata. E il dito?
Estupinan bersaglio facile, ma era giusto rilanciarlo dal 1′?
Il giocatore al centro delle critiche dopo la gara di ieri sera è senza dubbio Pervis Estupinan, reo di aver concesso il pallone del primo gol e di essere stato saltato da Britschgi nell’azione che porta alla rete di Delprato. Nella sua partita va però evidenziato anche l’intervento miracoloso su Pellegrino a centro area per un gol che sembrava fatto.
Allegri non si è pentito della sua scelta di rilanciare l’ecuadoriano dal 1′ dopo l’infortunio davanti alle telecamere, ma visto quanto è stato mostrato sul terreno di gioco possiamo dire con discreta sicurezza che non sia stata la decisione migliore visto anche il buon rendimento di Bartesaghi su quel lato in sua assenza.
Come non erano da additare ad un singolo i risultati negativi di quest’inizio di stagione (Leao o chicchessia), non lo è nemmeno quello di ieri sera. Perché c’è un problema più grande che quello di un singolo, in difficoltà, ma comunque facente parte di una squadra.



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