Le due facce della medaglia nell’annata rossonera segnata dal ritorno di Massimiliano Allegri raccontavano due differenti punti di vista. Da una parte, un Milan senza coppe, e quindi obbligato a seguire la scia del Napoli, vincendo lo scudetto al primo colpo. Dall’altra, una squadra reduce da un ottavo posto, con l’obiettivo più realistico di rimettere insieme tutti i pezzi e tornare in Champions League.
Milan, non ci hai creduto
È questa seconda lettura quella che Allegri ha indicato fin dall’inizio e portato avanti per tutta la stagione. Il ritorno in Champions rappresenta un passaggio fondamentale per il club rossonero, quasi più per le risorse economiche che garantisce che per il prestigio della competizione.
Al Diavolo mancano pochi punti, sei per la precisione, senza considerare eventuali passi falsi delle dirette concorrenti che potrebbero “anticipare la festa”. Eppure, al netto di un’Inter schiacciasassi soprattutto contro le piccole – fattore decisivo nella corsa al titolo – in casa Milan resta forte il rimpianto. Soprattutto dopo la vittoria nel derby di ritorno, che sembrava poter riaprire le porte verso una possibile rimonta.
Tornare a vincere
Il Milan non ha avuto la forza di provarci, o forse non ci ha creduto fino in fondo. Le conferenze poco pungenti e quella continua insistenza sull’obiettivo Champions hanno finito quasi per diventare un limite, più mentale che tecnico. Allegri è rimasto fedele alla sua idea: fare punti, ridurre i rischi, massimizzare ogni situazione.
Il risultato? Il Milan tornerà, salvo sorprese, in Champions League. Ma è altrettanto evidente che dalla prossima stagione servirà qualcosa in più: migliorare il gioco, alzare il livello qualitativo, trovare continuità nelle prestazioni e nei risultati. E, magari, tornare anche a vincere.


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