Albertini: «Non mi aspettavo un tracollo così. Ho sensazioni strane, serve mantenere il dna Milan»

L’ex rossonero Demetrio Albertini ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport per parlare della difficile situazione del Milan. Di seguito le sue dichiarazioni.

Albertini se si aspettava un tracollo del genere

«Mai nella vita. Quando arrivi a una vittoria dall’en-trare tra le prime quattro e giochi in casa contro il Cagliari, se sei il Milan non puoi non raggiungere l’obiettivo. Evidentemente il primo e ultimo passo in una stagione sono i più difficili e riflettono il carattere della squadra».

Se l’annata è stata fallimentare

«Concordo, ma anche lo scorso anno è stato un fallimento, a testimonianza che cambiano gli interpreti, ma il giudizio è lo stesso».

Se è deluso da Allegri

«Quando hai il match ball e ti sei costruito la possibilità di arrivare in Champions, ma poi sbagli l’ultima gara, l’allenatore ha delle responsabilità. Anche perché l’andamento dell’ultimo mese è stato da retrocessione. Sono stati fatti degli errori e, se prima la squadra era andata oltre le sua possibilità, arrivare quinta con una rosa inferiore solo a quella dell’Inter, è un fallimento».

Su quante responsabilità hanno i giocatori

«Tante perché in campo sono andati loro. Quando le cose hanno iniziato a non funzionare più e ci sono state voci di disaccordi nella società, i calciatori si sono creati degli alibi invece che lottare per invertire la tendenza negativa. Così non va bene. Rivoluzione nella rosa? Non è scarsa e gli elementi di valore ci sono. Certo, va rinforzata con gente che sappia come si vince, ma non credo sia da quinto posto. Assolutamente».

Su Leao

«Sinceramente lo vedo fuori dal progetto. Per me Leao, se è non il migliore, è uno dei migliori del Milan, ma il contesto ambientale non più adatto per lui. Se arrivasse una buona offerta, sarebbe il momento giusto per cambiare».

Sui giocatori da cui ripartire

«Maignan, Pavlovic, Pulisic, Rabiot e Modric, che è molto mancato nel finale di stagione».

Se la priorità assoluta è una centravanti

«Lo era anche la scorsa estate, due estati fa e quelle prima ancora… Serve azzeccare l’investimento e mettere in pratica un gioco più offensivo rispetto a quello di questa stagione».

Su cosa deve fare la società per la svolta

«Gli ultimi due anni sono stati gestiti vivendo di espedienti. E’ una verità scomoda, ma questo è successo e va detto. Non c’era unità d’intenti tra i dirigenti e, ho letto, anche con l’allenatore. I risultati nel calcio arrivano solo quando tutti puntano allo stesso obiettivo, altrimenti all’esterno arriva un messaggio sbagliato e fare un cammino vincente è molto più complicato».

Su che impressioni ha

«Stranissime perché non ricordo un comunicato come quello di ieri e una società priva a fine stagione di tutte le figure chiave. Capisco che i fondi d’investimento abbiano logiche di gestione tutte loro, ma nel mondo dello sport europeo i club vivono anche di storia, che sia più o meno gloriosa. Ognuna ha il proprio dna e il Milan ne ha uno glorioso. Penso che sarebbe più facile mantenerlo, come vogliono i tifosi, piuttosto che cancellarlo. In più se la comunicazione è confusa, la gente non sa quale futuro l’attende. Gli anni di Berlusconi sono irripetibili, ma non posso pensare che il Milan diventi una squadra che ha come obiettivo l’ingresso in Champions».

Se Galliani o Maldini avrebbero fatto comodo

«Non sono io che devo scegliere e non mi permetto di dare suggerimenti. Mi limito a dire che il dna di Galliani e Maldini lo conosco bene perché è quello dei milanisti. Come il mio. Lo ripeto, il dna di ogni club è diverso dall’altro e io l’ho capito giocando al Milan, ma anche al Barcellona, all’Atletico, all’Atalanta e alla Lazio».

Se gli piace Iraola

«Lo conosco poco e preferisco lasciar lavorare Cardinale e i suoi uomini. Questo è un momento delicato per le scelte e bisogna prendere le decisione giuste perché ripartire da zero ogni volta non è possibile se si vuole puntare in alto».

Su Cardinale

«Avrà sofferto per i risultati che non sono arrivati, ma gli ultimi quattro anni hanno sofferto anche i tifosi. Vivono di speranze, soprattutto quella di un futuro diverso. Me lo auguro anche io».

Su Ibrahimovic

«Il suo ruolo è… equivocabile e dovrebbe non esserlo. O ci si mette a disposizione in prima linea oppure fare le cose da dietro le quinte non è possibile».

Su cosa spera per il Milan?

«Chiarezza nella comunicazione e una dirigenza unita che indichi la via da seguire».

Su cosa vuole dire ai tifosi

«Il loro comportamento sarà una conseguenza di quello che percepiranno. Adesso tutti noi tifosi ci lecchiamo le ferite e speriamo di non abituarci a ciò che non c’è stato nei trent’anni dell’era Berlusconi. Già il prossimo mercato darà un indirizzo alla stagione che mi auguro sia diversa dalle ultime».

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