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Milan, ufficiale l’addio di Kjaer: “Le sensazioni sono davvero tante, ma è il momento di lasciare. Ho deciso che sarei venuto al Milan quando…”

Simon Kjaer lascia ufficialmente il Milan, e lo fa con un video che il club rossonero ha pubblicato sui propri canali. È un addio nello stesso stile di quello di Olivier Giroud. Di seguito le sue dichiarazioni d’addio.

Sulle sue emozioni al momento: Provo tante sensazioni, ma negli ultimi mesi avevo un pò la sensazione che la mia avventura qui stesse finendo. Ma va bene, c’è ne sarà un’altra dopo“.

La fine al momento giusto: Nel mio percorso qui, sono arrivato a un buon livello, ma potevo certamente dare ancora una mano, qualcosa in più, ma si è il momento giusto“.

Sul futuro: Sarà diviso in tre parti: l’ultima partita a San Siro con la maglia del Milan, l’Europeo con la mia Danimarca e dopo dovrò trovare il mio prossimo club insieme alla mia famiglia, ma questa settimana è la più importante. Paura? Zero. Ne ho provata così tanta nella mia carriera, e con l’esperienza che ho adesso dico che la paura non ti da niente. Ora ho solo grande curiosità e una grande voglia di impattare in un gruppo come mi è successo qui“.

Il sogno Milan: Io sono venuto in Italia a 19 anni, a Palermo, e subito avevo capito di voler andare al Milan. Dopo un pò di tempo sono riuscito nel mio sogno e questa è la mia società e per sempre sarà così. Appena arrivato qui il Milan era ancora in un momento difficile, e Paolo e Ricky (Maldini e Massara, ndr) mi volevano per dare un impatto ai giovani, facendo crescere il gruppo. Penso di aver svolto il mio lavoro. Il percorso fatto qui è stato un sogno. Avere la possibilità, a 32 anni, di essere nominato al Ballon d’Or con la maglia del Milan, è straordinaria. Se a 18 anni me l’avessero detto avrei messo la firma“.

Se si aspettava l’impatto: Dipende sempre dal gruppo. Io sono stato fortunato che anche Zlatan fosse arrivato con me e non ho mai dovuto essere quello che urlava, ma solo un esempio di come si lavora: si arriva presto e si va a casa tardi. Appena arrivato nei primi allenamenti c’erano solamente 2-3 persone ad allenarsi in palestra, adesso ci vanno tutti. È stato un percorso, e ora non c’è nessuno che si rilassa“.

L’ultimo veterano del ciclo Pioli:La qualità non basta. Per migliorare e crescere bisogna soffrire, sempre avere la mente lucida da guardare in avanti e lavorare. Con un gruppo si possono fare tante cose, anche con un gruppo di qualità inferiore, perchè la mentalità fa tutto. Riguardando e ripensando al budget con cui il Milan ha costruito questo gruppo, penso siano veramente poche le squadre in Europa che sono riuscite a fare questa impresa“.

Se l’anno prima dello scudetto aveva già capito cosa stesse per succedere: Non si può parlare di uno scudetto senza qualità. Così si possono fare cose che nessuno si aspetta. Neanche i veri milanisti più sfegatati pensavano ad uno scudetto quell’anno“.

Il percorso dello scudetto 2022:Se potessi cambiare qualcosa di quell’annata sarebbe il mio infortunio, però mi ha fatto crescere tantissimo, devi sfruttare i momenti. Ero consapevole di ciò che facevo prima, ma ora forse ne sono doppiamente consapevole. Abbiamo fatto un grande percorso, ma c’è ancora tanto da migliorare“.

La famiglia: È fondamentale. Se non si sta bene a casa, non si sta bene neanche fuori. Per quanto io voglia bene al Milan, paragonato alla mia famiglia, il club è fuori casa. Milano è anche casa per i miei figli, pensa che parlano meglio l’italiano del danese“.

Le caratteristiche per le quali vorrebbe essere ricordato: Un difensore che ha lasciato un impatto ai ragazzi, la grinta è una parte di me che porterò sempre. Anche quando smetterò di giocare a calcio troverò il modo di poter mettere la mia grinta in qualcos’altro“.

La differenza tra il Milan e gli altri: Sicuramente la storia, da ragazzo il Milan era il top. Ovviamente anche Maldini ha avuto un impatto grande, era il difensore più forte al mondo, e giocando nello stesso ruolo percepisci determinate sensazioni“.

Il video messaggio dei compagni: L’aspetto umano è la cosa più importante, l’unica cosa che rimane. Per questo sono contento e orgoglioso, fa molto piacere“.

Sull’essere squadra: Significa tutto. Parte tutto da la, hai bisogno di tutti, non si può essere squadra se 4-5 persone non ti seguono. Se sei in difficoltà il gruppo ti può aiutare, e in nazionale è il primo gruppo che ho percepito come famiglia. Però in quel caso ci sono 14 anni di lavoro dietro, qui al Milan l’abbiamo fatto in 4 anni“.

Sul suo essere leader: Ci sono momenti buoni e negativi, non ho mai avuto bisogno di mettere la faccia nei momenti belli. Nei momenti difficili mi viene più naturale metterci la faccia, ho anche pagato nella mia carriera per queste cose, però quando senti dei messaggi così dai tuoi compagni hai solo l’ennesima conferma che stai facendo le scelte giuste“.

Sulle parole dei suoi compagni di reparto: Sono sempre stato disponibile a loro. Con chiunque giochi la base dev’essere uguale per tutti, non decidiamo noi chi gioca, ma se in coppia riusciamo ad avere continuità e so chi gioca alla mia sinistra, 8 volte su 10 so perfettamente cosa sta per fare. Sono pronti comunque per andare avanti da soli, hanno tantissima qualità. Fikayo ora è quello che ha un pò più di esperienza, ma ha tutto per diventare trai più forti al mondo con quelle caratteristiche. Anche gli altri hanno le stesse possibilità, ma hanno bisogno di più tempo“.

Il rapporto con i tifosi del Milan: È stato un rapporto che mi sta molto a cuore. Mi ha sorpreso soprattutto l’anno scorso e quest’anno come loro si sono comportati con noi, anche noi ora siamo diventati milanisti, compresi i miei figli“.

Il suo messaggio finale: Ringrazio tutti. Il percorso l’orgoglio e il sogno che ho vissuto qua mi hanno portato tanta soddisfazione nella mia carriera e nella mia vita. In futuro, quando finirò di giocare a calcio, tornerò a Milano perché ormai è casa nostra“.

 

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