Si aspettavano solamente le sue dichiarazioni, e con il suo solito stile e carisma che sempre lo hanno contraddistinto, Olivier Giroud dice addio al Milan dopo 3 anni di passione e amore verso la maglia indossata.
Ha rotto la maledizione della maglia rossonera numero 9, dopo Inzaghi nessuno era stato all’altezza di quella maglia; ha segnato – forse – i 2 gol più importanti degli ultimi 10 anni del Milan (la doppietta contro l’Inter il 5 febbraio 2022) e ha alzato uno scudetto che mancava da 11 anni.
Poco fa, ai canali ufficiali del club rossonero, ha rilasciato l’intervista – con il cuore in mano – dove saluta e ringrazia tutto il mondo Milan che lo ha amato incondizionatamente. Queste le sue parole:
“Sono qua per dire che giocherò le mie ultime due partite con la maglia del Milan. Io continuerò la mia carriera, ma in MLS. Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto nel Milan in questi tre anni, e questo è il momento migliore per dirlo. Sono un pò emozionato, ma si, la mia storia con il Milan finisce quest’anno, ma comunque questo club rimarrà sempre nel mio cuore“.
Sulla scelta presa: “Qualche settimana fa. Ho dato tutto quello che avevo al Milan, per tre anni. Per me e la mia famiglia è il momento giusto per una diversa esperienza di vita dal Milan“.
Sul tempo da dedicare alla famiglia: “La famiglia fa i sacrifici durante tutta la nostra carriera, andiamo costantemente a 200 km/h. Oggi voglio pensare un pò di più a loro. Non è la fine della mia carriera ma voglio pensare un pò di più a loro“.
Sul fatto di lasciare il calcio europeo: “Ho il cuore che batte più forte. Il calcio è la mia vita e indossare questa maglia è un onore. Finire ad alti livelli giocando per un club come il Milan era tutto ciò che volevo. Certo avrei voluto lasciare questi livelli con un trofeo, sapete quanto sono professionista e ora è importante tenere questo secondo posto. Nell’ultima partita in casa sarò molto emozionato, lo so già, e voglio finire bene ringraziando i tifosi. Ho tanta stima per le persone che lavorano tra Casa Milan e Milanello. I tifosi? Mi hanno accolto troppo bene e non potevo sognare tutte le emozioni che mi ha dato lo scudetto del primo anno“.
Sulla sua mentalità: “Sono molto grato, voglio sempre di più, faccio sempre attenzione alla mia alimentazione e al mio riposo. Se si vuole arrivare fino a quest’età a questi livelli, è l’unico modo. È importantissima anche la voglia e la determinazione, io dico sempre che la passione che ci manda avanti“.
Se ha paura per il futuro: “Sarò sicuramente nostalgico, ma anche eccitato per il mio futuro nel prossimo club. E voglio ancora vincere“.
I suoi sogni non ancora realizzati: “Vincere l’Europeo con la Francia certamente. Sarà anche il mio ultimo torneo con la nazionale. L’abbiamo perso in finale in casa nel 2016 ed è ancora legato al dito. Ha costruito però sicuramente il nostro successo nel 2018 in Russia, con la conquista del Mondiale. Finire così è la decisione giusta al momento giusto. Sogno ancora un’esperienza di vita diversa, anche per i miei bimbi. L’opportunità di vedere un’altra cultura. Starò bene perché sarò con il mio amico Hugo Lloris, e sarà incredibile ritrovarci assieme lì“.
Se si aspettava tutto questo amore: “Le persone che mi conoscono bene sanno che io voglio sempre vincere, ma voglio anche essere una persona simpatica fuori dal campo e in tutti i club nella quale ho giocato ho lasciato delle persone che mi amavano. Per me è molto importante. Voglio sempre essere disponibile per tutti“.
Cosa si aspettava appena arrivato al Milan: “Mi aspettavo l’atmosfera pazzesca di San Siro, ma quando abbiamo vinto lo scudetto non mi aspettavo così tanta gente e tanto amore die tifosi, ma soprattutto passione. Da quando ero piccolo tifavo Milan, ma ero lontano, in Francia, e non potevo capire. Ma quando sei dentro, ti rendi conto quanto davvero sia grande e sia un onore giocare per il Milan. A Milanello ci sono le foto incredibili sui muri. Tutti gli addetti ai lavori mi hanno accolto bene e io gli voglio tanto bene. Quando arrivi qui ricevi questo tipo di accoglienza e questo ti fa capire quanto sia speciale questo club e quanto siano belli questi valori. L’unione e la vicinanza tra tutti sono stati fantastici“.
Quando si è innamorato del Milan: “Quando il Milan è venuto a cercarmi. Ho visto la squadra di Paolo (Maldini), che voglio ringraziare, che insieme al mister mi sono sempre stati vicini. Ho iniziato a seguire il Milan quando ero veramente molto piccolo, e Shevchenko era il mio preferito. Il Milan ha vinto tanto, in Italia solo il Milan“.
Il suo primo giorno a Casa Milan: “Mi ricordo il momento in cui ho preso la maglia e le ho dato un bacio, come fosse ieri. l’ho annusata e aveva il profumo della giovinezza. Adesso che profumo ha? Ho la stessa sensazione, solo che ho l’orgoglio di uno scudetto vinto. È un’emozione particolare“.
Se pensa che il Milan sia arrivato “troppo tardi”: “Non vorrei cambiare niente nella mia carriera. Sono così grato di aver giocato nei grandi club, anche giocare in Inghilterra era un sogno“.
Se avrebbe scritto così il copione della sua vita: “Si. Firmo subito per lo scudetto al primo anno, non arrivava da tanti anni e sono molto orgoglioso“.
Sulle quattro volte che ha pianto per il Milan: “Mia figlia mi ha detto che non mi ha mai visto piangere, la mia risposta è che lo faccio ma mi nascondo. Ho pianto per il Mondiale, per lo scudetto, ma quando la squadra non va bene e sento che potevamo fare meglio, soprattutto per i nostri tifosi, mi fa male. Sono un professionista e quando sono molto deluso mi viene da piangere a volte“.
Se, contando i suoi 4 figli, ci saranno 4 rossoneri in più: “Non vedo l’ora di portarli sul campo per l’ultima partita. Gli piace molto andare a San Siro, e giocano per un club affiliato al Milan. Mi piace tanto vederli giocare a calcio con questa magliaia rossonera, non lo so se diventeranno calciatori, ma è quello che papà ha sempre fatto e questi sono i valori che voglio dare a loro“.
Come la sua famiglia l’ha aiutato negli anni: “Famiglia, entourage e fede mi hanno sempre aiutato ad essere una persona positiva con rispetto e umiltà. Non posso lamentarmi“.
Sui piccoli rossoneri delle giovanili: “Spero di essere un bell’esempio per loro. Il calcio mi ha dato tanto e un giorno dovrò fare la stessa cosa per il calcio“.
Sul cambio di generazione nello spogliatoio (da Ibra a Camarda): “In spogliatoio ho famiglia, fratelli. Siamo uniti. Oggi i giovani mi prendono in giro, ma nella mia testa sono giovane. Quando loro hanno bisogno di me sono sempre qua. Ho sentito l’intervista di Simic, ha lo spirito di un giocatore da Milan“.
Il rapporto con i tifosi: “Il periodo del Covid è stato frustrante. Noi giochiamo per vivere le emozioni e condividerle con i tifosi e con la gente, con i milanisti“.
Sul video-messaggio dai suoi compagni: “È uno dei regali più belli che poteste farmi. Kalulu ha detto che ho dato la mia impronta allo scudetto, mi resta nel cuore“.
Sul suo carattere: “Non parlo molto ma parlo quando ho qualcosa da dire. Il comportamenti che hai nella vita e con i compagni ti porta fiducia. Questa è una squadra di bravi ragazzi, gentilissimi, loro sanno quanto io gli voglia bene. Un consiglio? Mai mollare, anche nei momenti difficili restare uniti e ricordarsi che hanno fatto un 2021/22 favoloso. Sarò sempre qui se uno di loro avrà bisogno“.
Su Ibra: “Quando sono arrivato ero felice di giocare con Ibra. Mi ha accolto bene, non dimentico di ciò che mi ha detto quando mi ha visto: “c’è solo un Re qui al Milan e sono io” (ride, ndr). Mi è piaciuto, ti fa capire che arrivi in un grande club e devi fare il massimo“.
Se ha rimpianti: “Non mi piace questa parola. L’Inter quest’anno ha fatto un grande percorso in campionato. In Europa ero devastato quando abbiamo perso contro la Roma. Non era la partita che volevamo giocare, abbiamo giocato al di sotto del nostro livello. C’era frustrazione. Ero devastato, volevo portare un altro trofeo al Milan“.
Sul Milan: “Spero che il Milan vinca ancora e ancora, per sempre. Sarò sempre un suo tifoso, il Milan sarà nel mio cuore per sempre“.
Su cosa vuole lasciare: “Essere un esempio per i giovani. Penso che la gente si ricorderà della doppietta contro l’Inter, quando dovevamo vincere quella partita. Da lì il mio rapporto con i tifosi è cambiato e si sono inventati il coro “Si è girato Giroud”. Ho sentito l’amore e la passione dei tifosi“.
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