Una stagione così, nel calcio, si sa che ogni tanto può capitare. Il Milan dovrà dimenticarla in fretta ma, sempre nel calcio, l’unico modo per dimenticare le cose è lavorare per cambiarle. E le cose da cambiare di quest’annata sono tante, se non tutte.
L’ultima tragicomica vicenda, in ordine cronologico, riguarda l’attacco. Agli albori della stagione i rossoneri avevano Alvaro Morata come punta titolare, Tammy Abraham arrivato alle battute finali del mercato come riserva e poi anche Francesco Camarda pronto a farsi le ossa allenandosi con la prima squadra e magari giocare qualche spezzone. E infine, di Luka Jovic restava poco o nulla.
Per un periodo la situazione è rimasta questa, ma si capiva che qualcosa non andava. Morata non aveva (e non ha mai avuto) feeling con i colori rossoneri, Abraham non segnava e Camarda, troppo giovane, non poteva di certo risolvere i problemi del Milan. Infine, di Luka Jovic anche qui restava poco o nulla.
Le settimane passavano e per il Milan si faceva sempre più frequente la necessità di cambiare qualcosa, se non tutto, per risollevare le sorti dell’attacco. Il mercato di gennaio porta un investimento importante ed una vera e propria rivoluzione. Via Morata e dentro Santiago Gimenez. Più di 30 i milioni spesi per il centravanti del Feyenoord che arriva dopo anni in cui il Milan per la prima punta spendeva poco, pochissimo.
I primi gol del Bebote fanno sembrare spariti tutti i problemi – anche finalmente, arrivano ad esclamare i tifosi -, ma la situazione dopo poco ritorna simile a quella di mesi fa. Il digiuno diventa sempre più lungo, la punta titolare viene sorpassata dalla riserva – in questo caso Abraham – che segna e fa segnare e poi anche l’altro, quello di cui prima restava poco o nulla, arriva a segnare due gol consecutivi proprio nel periodo peggiore di quello che dovrebbe essere il titolare.
Milan-Fiorentina è l’emblema di una stagione, quella rossonera, che definire – appunto – tragicomica è un eufemismo. Svantaggio, rimonta e risultato a parte, ciò che succede ai tre attaccanti, se qualcuno lo avesse scritto, non avrebbe saputo farlo peggio. Il titolare, Abraham, segna nel primo tempo. Il subentrato – a giocare in coppia con Abraham -, Jovic, segna il gol del 2-2. Il più costoso di tutti, Gimenez, entra ma dopo pochi minuti – avendo una buona occasione per fare gol – si fa male e deve lasciare il campo.
Una situazione surreale che solo un paio di settimane fa nessuno poteva aspettarsi. La gerarchia dell’attacco del Milan adesso è cambiata: al primo posto c’è Tammy Abraham, al secondo, a quanto pare, ci sarebbe Luka Jovic, e al terzo quello che doveva essere al primo, Santiago Gimenez. Per il momento le cose paiono funzionare ed è anche per questo che Conceicao si starebbe affidando a loro, ma dove porterà tutto questo?
Il primo è in prestito, ci sarebbe da confermarlo, ma rimane pur sempre in prestito. Il secondo va in scadenza a giugno, anche lui sarebbe e potrebbe essere riconfermato, ma rimane pur sempre in scadenza ed a lungo è stato fuori dal progetto. Il terzo invece è, come abbiamo già detto più volte, l’investimento dell’anno ed ha un contratto importante. Traete voi le conclusioni.
Tanto, troppo, delle stagioni passa anche da queste piccole cose e se il Milan non ha mai trovato continuità una parte della colpa arriva anche da queste piccole situazioni. Il problema della punta, in casa rossonera, anche quando mischiando le carte sembra non esserci, è sempre presente. Come si farà a risolverlo definitivamente?


