Il capitano del Milan Femminile Valentina Bergamaschi ha rilasciato un’intervista ai microfoni di LA7. Ecco le parole della numero 7 verso la sfida fondamentale di quest’oggi alle 14.30 contro il Sassuolo.
Sull’Algarve Cup con la Nazionale e la sfida contro il Sassuolo: “Abbiamo disputato un grandissimo torneo, siamo molto orgogliose di queste. Ora ho ritrovato la mia fantastica squadra. Abbiamo purtroppo perso la gara d’andata contro il Sassuolo: sappiamo dell’importanza della partita che andremo a fare. Dovremo metterci quel carisma e quella passione in più che forse all’andata non c’erano“.
Sulla crescita della squadra: “Credo che abbiamo imparato a conoscerci, prima non avevano quegli automatismi che ora forse troviamo più facili tra di noi. C’è stato un momento di disunione, ma credo che ora sia arrivato il momento in cui la squadra sia venuta a livello di unione e carisma“.
Sulla forza del gruppo: “Secondo me il singolo non va la differenza, anche perché può capitare in una giornata non positiva. In Supercoppa ho fatto un autogol che mi è pesato, perché stavamo vincendo 1-0 e purtroppo ho segnato l’1-1 nella porta sbagliata“.
Su come interpreta il ruolo di capitano: “Non mi piace molto chiacchierare, ma più dare l’esempio: zitta e pedalare, come dicevano ai vecchi tempi e come dice tutt’ora mio papà“.
A chi abbia detto in primis della fascia di capitano: “Alla mia famiglia, a mio fratello. Credo che essere il capitano del Milan sia un valore aggiunto anche perché tutti i capitani precedenti sono diventati delle bandiere“.
Sul fratello: “Lui gioca a calcio a 5. Quando è venuto a vedermi al Mondiale è come se io l’avessi accontentato nel suo sogno che comunque credo sia il sogno di tutti i calciatori“.
Due foto, una col tutù, l’altra con la divisa calcistica da ragazza: “Il tutù mi vengono in mente le parole di mia mamma che al primo saggio di danza mi disse: ‘No Vale, mi dispiace ma abbiamo sbagliato sport’. La squadra di calcio: giocavo con i maschi, mi cambiavo e facevo la doccia nello spogliatoio degli arbitri perché purtroppo non potevo stare con loro. Credo siano stati i momenti più belli della mia vita e li rifarei tutt’ora: mi è piaciuto un sacco giocare con loro finché ho potuto“.
Sui problemi avuti da bambina: “Purtroppo quando ero piccola, credo a 7 anni, mi sono ammalata ad un polmone. L’ho rimosso perché è un brutto periodo, anche perché sono stata veramente male e ho rischiato di perdere un polmone. Il calcio è sempre stato un sogno nel cassetto che non era mai uscito. Il chirurgo che mi ha operato mi disse: ‘Dovresti fare uno sport dove si corre molto’. Allora lì ho preso il coraggio e ho detto ai miei che avrei voluto iniziare giocare a calcio e loro pur di accontentarmi mi hanno detto di fare tutto quello che volevo“.
Sulla madre: “Penso che sia la mia forza più grande. Non ho nemmeno parole per descriverla: in qualsiasi cosa che faccio la metto dentro, è sempre parte di me. Mi trema anche la voce…“.


